Altre fonti di inquinamento hanno sostituito l’assenza delle emissioni inquinanti prodotte dai mezzi di trasporto durante il periodo di blocco generale legato all’emergenza sanitaria da covid-19.

L’unico risvolto positivo del lockdown generale imposto lo scorso anno sembrava essere la riduzione dei gas ad effetto serra come risultato del blocco, al livello mondiale, dei viaggi e degli spostamenti via terra e via aria.

Una nuova ricerca, condotta dall’università di Birmingham, ha posto sotto osservazione 11 tra le città più importanti al mondo (Pechino, Wuhan, Roma, Milano, Parigi, Madrid, Londra, Berlino, New York, Los Angeles, Delhi) mostrando che questa diminuzione non ha prodotto i risultati che ci aspettavamo.

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Gli scienziati hanno analizzato la qualità dell’aria, separando gli effetti ottenuti dalle restrizioni del lockdown rispetto ai normali periodi e hanno scoperto che, a dispetto della diminuzione delle emissioni di monossido di azoto e di altre sostanze volatili derivanti dai processi chimici nell’atmosfera, sarebbe più difficile ripulire l’aria dagli agenti inquinanti secondari come ozono e sostanze particellari, o particolato.

Diversi studi fatti al riguardo, però, non hanno tenuto conto delle condizioni meteorologiche, cioè di fattori che sono in grado di modificare le concentrazioni di inquinanti nell’aria.

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I ricercatori, inoltre, sostengono che la riduzione del traffico automobilistico abbia contribuito ad un calo immediato delle emissioni di monossido di azoto, anche se rappresenta meno del 30%, vale a dire che la restante parte dell’inquinamento proviene da altre fonti. Infatti, la concentrazione di ozono durante il lockdown è aumentata e non c’è stato nessun calo improvviso della presenza di particolato nell’aria.

La ricerca sostiene che la diminuzione delle emissioni dei mezzi di trasporto non sia l’unica soluzione, ma che essa debba far parte di un più ampio sistema di revisione che possa tenere sotto controllo la messa in circolazione di queste sostanze.

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È importante coinvolgere le città che prendono in considerazione sia le fonti di inquinamento primarie che quelle secondarie perché questo processo è necessario e punta ad elevare gli sforzi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo e della salute umana in generale.

Di Francesco De Simoni

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