Territorio

Inquinamento, le capitali di tutto il mondo alle prese con livelli troppo elevati

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Le autorità della città di New Delhi hanno imposto la circolazione a targhe alterne per abbassare i livelli di inquinamento dell’aria ma gli esperti credono che la colpa sia da attribuire agli incendi provocati dai contadini. New Delhi è solo l’ultima delle città che sta cercando soluzioni per abbassare l’aumento di inquinamento presente nell’aria.

Londra

Le polveri sottili erano già frequenti nella capitale del Regno Unito tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, quando le persone usavano il carbone per riscaldare la casa e le industrie della città producevano agenti chimici che finivano nell’aria.

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Il più grande di questi eventi fu il Great Smog of London nel 1952, riprodotto nella serie Netflix “The Crown”. Il freddo dei giorni precedenti aveva costretto le persone a bruciare più carbone del solito, spesso di bassa qualità, che rilasciò diossido di zolfo nell’aria, in aggiunta a quello prodotto dalle industrie a carbone.

Un anticiclone colpì Londra, intrappolando l’aria fredda sotto una cappa di aria calda. Lo smog abbassò la visibilità della città e in quattro giorni si crede siano morte più di 10.000 persone. Nel 1956 venne approvato il “Clean Air act” che regolò il fumo domestico e industriale, impose zone di controllo del fumo nella città e solo combustibili che non producevano fumo potevano essere bruciati, offrendo sussidi a proprietari di casa per convertirsi a fonti più pulite.

Attualmente l’inquinamento di Londra ha raggiunto livelli pericolosi. La città ha recentemente introdotto una “Zona a bassissime emissioni”, che colpisce i guidatori con i veicoli più inquinanti. Il municipio di Londra ha reso noto che l’inquinamento della città è sceso di un terzo in sei mesi da quando la misura è stata attuata.

La capitale del Regno Unito però ancora ha alcuni fra i livelli più alti di inquinamento in Europa. I livelli di particolato e di diossido di azoto rimangono elevati e si teme siano la causa di morti premature ogni anno.

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Pechino

L’industrializzazione rapida della Cina ha portato ad un aumento dell’inquinamento nell’aria. Le miniere a carbone e il boom delle autovetture a partire dagli anni Ottanta ha riempito l’aria di Pechino di agenti chimici.

In un report del 2014 pubblicato dalla Shangai Academy of Social Sciences è stato reso noto che la città è stata vicino al punto di non essere abitabile per gli esseri umani a causa dell’inquinamento. Per uscirne ci sono voluti anni di lavoro.

Un report delle Nazioni Unite di quest’anno ha mostrato come in un lasso di tempo di 4 anni, tra il 2013 e il 2017, il livello di particolato nell’aria della città sia sceso di 35% mentre nelle aree circostanti del 25%. Nessuna città o regione del pianeta ha ottenuto questo successo.

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Ma è stato possibile grazie a misure introdotte e rimodellate nel corso di vent’anni, a partite dal 1998. Da quell’anno il governo cinese ha imposto degli standard ultra-bassi di emissioni, creando un sistema avanzato di monitoraggio dell’aria e investendo nei trasporti pubblici. Pechino non ha completamente risolto il problema.            

La città ancora combatte con i particolati, in particolare il PM 2.5. Gli abitanti sono costretti ad indossare delle mascherine per proteggersi mentre numerose città intorno la Cina hanno ancora livelli di inquinamento superiori agli standard attuali.  

I dati dell’ONU hanno comunque dimostrato l’importanza di tagliare le emissioni, di fornire incentivi governativi alle imprese private e la diversificazione dell’economia dall’industria a carbone.

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Città del Messico

Città del Messico era famosa tra gli anni Settanta e Ottanta per il basso livello di qualità dell’aria. Respirare equivaleva a fumare dozzine di sigarette al giorno.

Le centinaia di migliaia di macchine che ogni giorno attraversavano la città spinsero al limite i livelli di inquinamento. Inoltre, la posizione geografica della città fece sì che l’inquinamento rimanesse intrappolato tra le catene montuose che circondano la valle dov’è situata la città.

L’ONU nel 1992 definì Città del Messico la città più inquinata al mondo. Nel 1989 la capitale messicana divenne la prima al mondo ad imporre limiti nell’uso delle macchine. Tagliando il numero delle macchine in strada del 20% dal lunedì al venerdì, in base al numero di targa, scesero i livelli di inquinamento.

Questo fu accompagnato dal pacchetto di riforme chiamato ProAire, che espanse i trasporti pubblici e impose restrizioni alle emissioni dei veicoli. Questo ha aiutato il Messico a migliorare la situazione negli anni seguenti.     

Ad oggi la situazione è però in deterioramento: gli studi hanno dimostrato come il divieto “Hoy no Circula” venga ignorato, o venga acquistata una seconda vettura per assicurarsi la possibilità di guidare ogni giorno. La popolazione continua a crescere e a diffondersi nelle periferie, ciò vuol dire viaggi più lunghi in macchina. E quelli che non guidano si affidano spesso ad autobus che non rispettano gli standard attuali di emissioni.

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Nel maggio 2019 la città ha dichiarato lo stato d’emergenza dopo che i livelli di PM 2.5 sono saliti di circa sei volte rispetto agli standard della OMS. Come visto con altre città, Città del Messico è la dimostrazione che non ci sono soluzioni facili per combattere l’inquinamento.

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