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Inquinamento, liquami e scarichi illegali: il “fiume rosso” materano fa paura

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Continua l’emergenza per il fiume Cavone, nella zona del Materano. Il fiume si è tinto di rosso di nuovo a causa di batteri pericolosi provenienti dagli scarichi illegali.

Il fiume Cavone torna a fare paura. Le acque rosse sono ancora fervide nella memoria dei cittadini materani e dei tanti agricoltori della zona a ridosso del fiume. Adesso si ha la certezza che sono velenose sia per gli umani che per gli animali e anche per le coltivazioni. L’assessore regionale all’Ambiente Gianni Rosa, ha allertato carabinieri forestali e polizia provinciale di Matera, dopo che le analisi sulle acque hanno fatto registrare un trend in aumento della presenza di un batterio che si trova nelle feci.

«Sto seguendo la questione del fiume Cavone: poiché dalle ultime analisi è emerso un trend in aumento del valore del batterio Escherichia Coli – ha detto Rosa – All’indomani degli episodi di inquinamento del fiume avevo chiesto all’Arpab di continuare nel monitoraggio, anche se gli inquinanti registrati allora non presentavano valori preoccupanti per la salute umana. Dai risultati intermedi, si evince un aumento del valore di Escherichia Coli e per questo ho allertato formalmente le autorità competenti.»

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Ma cosa ha generato la proliferazione di questo batterio? Potrebbe essere uno scarico abusivo di una fogna privata. Qualche azienda che invece di smaltire come dovuto i rifiuti ha pensato di riversarli nel corso del fiume.Dal ponte della strada provinciale 154 che da Pisticci arriva a Montalbano la terra cambia forma, colore e sostanza.

Il fango lungo gli argini del fiume Cavone ha una densità strana e l’acqua scorre lenta, diventa immobile. Dovrebbe defluire via lontano alimentata dalle piogge di questi giorni e invece rallenta, quasi ristagna e il fiume diventa meno che un ruscelletto, in altre parti addirittura sprofonda. Dal ponte la visuale è ampia e il disastro appare chiaro. Lo si vede ma soprattutto lo si sente. Il fiume che parte dal parco regionale di Gallipoli-Cognato, alimentato dal torrente Salandrella, che nasce nei pressi di Castelmezzano, è diventato rosso.

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L’acqua non è più cristallina e non riesce a oltrepassare gli argini perché bloccata dai sedimenti di fanghi neri che si sono accumulati nei mesi passati. La scoperta maggio fu dell’associazione di volontariato
ambientale «Cova Contro», attivisti in prima linea che pattugliano il territorio grazie anche alle segnalazioni dei cittadini sulle pagine social e che raccolgono tutto ciò che ruota sopratutto attorno ai territori della Val D’Agri dove ci sono le estrazioni di petrolio. Le analisi rilevarono la presenta di metalli pesanti. Ora la proliferazione di un batterio molto nocivo per esseri umani e animali.

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