Inquinamento

Inquinamento, le emissioni prodotte dalle perdite di metano sono state troppo a lungo sottostimate

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Grazie ai dati satellitari, gli scienziati hanno scoperto che le perdite di metano lungo i gasdotti sono più diffuse del previsto. Di conseguenza le emissioni delle perdite sono maggiori di quanto calcolato in passato, ed è necessario considerarle per risolvere la crisi climatica.

Lo scorso autunno i satelliti dell’ European Space Agency (ESA) hanno rilevato un’enorme quantità di metano fuoriuscita dal gasdotto Yamal, che trasporta gas naturale dalla Siberia all’Europa. Il gruppo di consulenza energetica Kayrros ha stimato che la perdita era di circa 93 tonnellate di metano ogni ora, il che vuol dire che giornalmente le emissioni prodotte equivalevano a quelle di 15,000 macchine ogni anno.

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La scoperta fa parte degli sforzi portati avanti da compagnie energetiche, accademici e produttori di energia per individuare le grandi perdite di metano negli impianti.  Fino ad ora, le stime delle emissioni di gas a effetto serra prodotte dal settore si basavano principalmente su calcoli cartacei di ciò che veniva versato dai tubi di scappamento e dai fumaioli, in base alla quantità di energia consumata da persone e aziende. Ma grazie alla tecnologia satellitare i ricercatori hanno analizzato e scoperto che le perdite di gas e petrolio dalle infrastrutture delle aziende sono responsabili del rilascio di più metano nell’atmosfera di quanto preventivato. Tale scoperta potrebbe far pressione sulle compagnie energetiche, già sotto di mira da parte di attivisti e investitori, e spingerle ad individuare e contenere le perdite di metano.

Le nuove scoperte potrebbero portare anche a nuovi regolamenti per quanto riguarda il gas ora che i governi cercano di risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Gli scienziati però concordano sul fatto che non sia possibile usare per il metano lo stesso di metodo di calcolo delle emissioni di diossido di carbonio. Il metano è 80 volte più potente nei primi 20 anni nell’atmosfera, e gli scienziati sostengono che individuare le fonti di metano sia cruciale per calcolare le emissioni da ridurre ed evitare la crisi climatica.  Un altro studio pubblicato a febbraio ha rafforzato l’idea sul fatto che il settore energetico produca molte più emissioni di quanto pensato, e che le emissioni prodotte da cause naturali siano state sovrastimate. Alcune compagnie come BP e Royal Dutch Shell stanno affrontando il problema, investendo in compagnie satellitari o firmando accordi di monitoraggio in modo da poter individuare le perdite e rispettare gli accordi sulle emissioni.

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La spinta all’individuare le emissioni è iniziata quando il gruppo Environmental Defense Fund (EFD) ha utilizzato misurazioni aeree e scoperto che le perdite di metano erano maggiori del 60% rispetto ai dati dell’EPA. “Quello che hanno scoperto dalle misurazioni terrestre ed aeree è che gli approcci basati sull’ingegneria possono sottostimare il totale delle emissioni. Forse, se le emissioni sono più alte negli Stati Uniti, possono esserlo anche in altri parti del mondo” ha commentato Christophe McGlade dell’International Energy Agency. Un anno dopo, la compagnia di monitoraggio canadese GHGSat ha scoperto un’altra perdita in un oleodotto in Turkmenistan. Secondo le stime questa ha rilasciato circa 142,000 tonnellate di metano in 12 mesi.  La perdita è stata tamponata ad aprile 2019 dalla compagnia di stato Turkmen Oil. “Le emissioni identificate equivalgono a quelle prodotte da un milione di auto in strada per un anno” ha raccontato Stephane Germain, fondatore di GHGSat.

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Ora la recente scoperta di Kayrros si aggiunge all’evidenza che le perdite di metano nel settore dell’industria energetica siano un problema globale. “I recenti risultati dimostrano che le stime su cui abbiamo fatto affidamento per gli ultimi decenni sono troppo basse, e stiamo scoprendo che sempre più metano sta fuoriuscendo rispetto alle stime” ha spiegato Christian Lelong, direttore delle risorse naturali di Kayross.

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