AttualitàInquinamento

Inquinamento, effetto coronavirus: emissioni di CO2 in Cina ridotte del 25%

Condividi

Mentre la Cina combatte una delle più gravi epidemie virali del secolo, gli impatti sulla richiesta di energia e sulle emissioni energetiche del Paese cominciano a farsi sentire.

Gli effetti del coronavirus sulla Cina potrebbero essere molto più profondi e a lungo termine di quello che si possa pensare. Mentre una grande parte del paese si trova ad affrontare il virus, il resto dell’enorme colosso subisce i danni di fabbriche e impianti energetici chiusi. In particolare l’industria cinese ha riscontrato un calo sostanziale, bloccando di fatto anche le esportazioni verso l’estero, con conseguenze sui beni soprattutto elettronici che si vedranno una volta finite le scorte di manufattura cinese.

Coronavirus, il pangolino potrebbe aver fatto da intermediario tra pipistrelli e umani

Detto questo, le misure per contenere il coronavirus hanno portato a riduzioni della produzione dal 15% al ​​40% nei settori industriali chiave. Questo ha ridotto di un quarto o più le emissioni di CO2 del paese nelle ultime due settimane, il periodo in cui l’attività sarebbe normalmente ripresa dopo le vacanze del Capodanno Cinese.

Nello stesso periodo del 2019, la Cina ha rilasciato circa 400 milioni di tonnellate di CO2, il che significa che il virus avrebbe potuto ridurre le emissioni globali di 100 tonnellate di CO2 fino ad oggi. La domanda chiave è se questo trend sarà mantenuto dopo risposta del governo alla crisi o più probabilmente assisteremo a un rialzo delle emissioni addirittura oltre i valori standard.

Le prime analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) e dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) suggeriscono che le ripercussioni dell’epidemia potrebbero ridurre fino allo 0,5% della domanda mondiale di petrolio tra gennaio e settembre di quest’anno.

Cina, 2020 anno cruciale per la lotta contro l’inquinamento

Tuttavia, le prossime misure di stimolo del governo cinese in risposta all’interruzione della produzione potrebbero superare questi impatti a breve termine sull’energia e sulle emissioni, come successo dopo la crisi finanziaria globale e la recessione economica interna del 2015.

Ogni inverno, durante il capodanno cinese, il paese si chiude per una settimana, con negozi e cantieri chiusi e la maggior parte delle industrie chiudono le attività. La vacanza ha un impatto significativo a breve termine sulla domanda di energia, sulla produzione industriale e sulle emissioni.

Le linee blu nella tabella seguente mostrano come la generazione di energia a carbone in genere diminuisca in media del 50% nei 10 giorni successivi alla vigilia del capodanno cinese, contrassegnata come zero sull’asse x.

Quest’anno, mostrato in rosso, il solito calo del consumo di energia è stato prolungato di 10 giorni finora, senza alcun segno di rimbalzo. Questo perché la vacanza annuale è stata estesa per dare al governo più tempo per tenere sotto controllo l’epidemia – e la domanda è rimasta contenuta, anche dopo la ripresa ufficiale dei lavori il 10 febbraio.

Sebbene l’impatto a breve termine dell’attuale crisi sia grande, in termini di riduzione della domanda di energia e delle emissioni industriali, l’effetto diretto a più lungo termine delle chiusure di fabbriche potrebbe essere molto più limitato.

Inquinamento, la Cina riduce il consumo di carbone ma aumenta le emissioni

A parte le festività annuali del capodanno cinese, gli arresti di una settimana o più non sono rari in Cina.

Inoltre, ridurre del 25% il consumo di energia e le emissioni per due settimane ridurrebbe solo i dati annuali di circa l’uno percento. La Cina ha anche una sostanziale sovraccapacità in tutte le principali industrie che emettono CO2, il che significa che i volumi di produzione – e le emissioni – possono recuperare rapidamente dopo un arresto, se la domanda è presente.

Qualsiasi impatto prolungato sull’uso di combustibili fossili verrebbe dalla riduzione della domanda, che gli indicatori iniziali suggeriscono che potrebbe avere un impatto notevole. Ad esempio, le vendite di auto di febbraio dovrebbero scendere del 30% al di sotto dei livelli già depressi dello scorso anno.

Se la domanda dei consumatori viene ridotta, ad esempio a causa di salari non pagati durante la crisi che precipita nel resto dell’economia, la produzione industriale e l’uso di combustibili fossili potrebbero non recuperare, anche se è disponibile la capacità per farlo.

Clima, Cina e Usa ostacolano gli accordi di Parigi con estrazioni eccessive di carbone

Attualmente, Pechino sta sollecitando i governi locali a concentrarsi sul rimettere in piedi l’economia. Lo stesso presidente Xi ha riferito che la risposta del coronavirus al di fuori dell’epicentro dell’epidemia nella provincia di Hubei è andata troppo lontano, avvertendo di danni all’economia e mettendo in guardia contro misure più restrittive.

Tuttavia, i governi locali continuano a mantenere e persino a rafforzare i controlli sulla circolazione e stanno incoraggiando le aziende a rimanere chiuse. Ciò suggerisce che sono più preoccupati di essere accusati di un nuovo focolaio che di mantenere l’economia sul ghiaccio per qualche giorno o settimana in più.

La stima della riduzione di CO2 si basa sui dati sul consumo di combustibili fossili per settore e combustibile per febbraio 2019 e sulla stima delle variazioni di anno in anno utilizzando gli indicatori di attività settoriale: consumo giornaliero di carbone nelle centrali elettriche; tassi di funzionamento di altiforni e acciaierie; e tassi di funzionamento della raffineria di petrolio. La stima si allinea ai livelli di CO2 su base satellitare, il che indica la possibilità di una riduzione ancora maggiore.

 

 

 

 

 

(Visited 543 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago