I dispositivi di protezione individuale per il covid-19 essenziali per difenderci si stanno rivelando  un pericolo mortale per la fauna marina e selvatica. In Malesia i macachi sono stati immortalati con i lacci delle mascherine in bocca rischiando il soffocamento.

Sono all’ordine del giorno immagini di mascherine e guanti di plastica depositatisi in fondo al mare in cui restano intrappolati pesci, granchi o polipi. Tali dispositivi abbandonati rappresentano un serio pericolo per la fauna marina e selvatica. 

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Da Kuala Lampur, in Malesia, arrivano le immagini macachi hanno scambiato questi dispostivi per cibo e sono stati immortalati con i lacci delle mascherine in bocca, rischiando di soffocarsi.

Dalla Gran Bretagna arriva la notizia di un gabbiano rimasto con le zampe bloccate per una settimana dai lacci aggrovigliati. Questi rifiuti indifferenziati smaltiti in modo errato, lasciati a terra o buttati dove capita, possono impiegare anche centinaia di anni per decomporsi.

Il danno maggiore sembrerebbe essere quello prodotto agli oceani. Secondo il gruppo ambientalista Oceans Asia l’anno scorso oltre 1,5 miliardi di mascherine hanno inquinato i mari. Circa 6.200 sono state invece le tonnellate ulteriori di inquinamento marino da plastica. 

È un’emergenza che non riguarda solo gli animali marini più grandi, spiega George Leonard, direttore della Ong statunitense Ocean Conservancy: “Il problema è che l’intero ecosistema è a rischio, perché quando queste materie plastiche si rompono nell’ambiente formano particelle sempre più piccole e queste possono avere un impatto praticamente su tutta la rete alimentare, dagli animali più piccoli a quelli più grandi”

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Usare mascherine lavabili e riutilizzabili in stoffa, cercare di smaltire correttamente quelle monouso e a tagliarne i lacci in modo da ridurre il più possibile il rischio per gli animali di impigliarvisi, potrebbe davvero aiutare a ridurre il pericolo per la fauna e l’inquinamento dei nostri mari.

Foto copertina AFP News Agency @Mohd Rasfan

Di Sara Fracassi

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