Inquinamento, ecco i 20 giganti dietro un terzo delle emissioni di tutto il mondo VIDEO

Un’ inchiesta del Guardian rivela quali sono le venti major più inquinanti del mondo, che in totale causano oltre il 30% delle emissioni di tutto il pianeta.

 

Il Guardian ha svelato in un inchiesta le 20 compagnie di energia fossile che, con il loro sfruttamento spregiudicato del petrolio, del carbone e del gas del pianeta, sono direttamente collegate a più di un terzo di tutte le emissioni di CO2 dell’era moderna.

Nuovi dati proveniente da uno studio condotto dalle migliori menti del pianeta rivelano come questa corte di aziende statali e multinazionali stanno causando un impatto devastante sul pianeta.

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L’analisi, condotta da Richard Heede del Climate Accountability Institute, la maggiore autorità mondiale sulle indagini sull’impatto dei fossili sull’inquinamento, ha valutato cosa le corporazioni hanno estratto dal terreno e le conseguenti emissioni che questi carburanti hanno causato dal 1965 – il punto in cui secondo gli esperti i capi di industria e i politici vennero a conoscenza dei danni dei fossili sull’ambiente.

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Le prime 20 compagnie sulla lista hanno contribuito al 35% di tutte le emissioni di CO2 e di metano di tutto il mondo, per un totale di 480 miliardi di tonnellate di gas serra dal 1965.

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Nella top 20 troviamo aziende private – come Chevron , Exxon , BP e Shell – e compagnie statali come la saudita Aramco e la russa Gazprom.

La Chevron, la prima della lista delle aziende private, è seguita da vicino da Exxon, BP e Shell. Insieme queste corporazioni sono dietro a più del 10% di tutte le emissioni di CO2 del mondo.

Nelle 20 aziende di questa classifica 12 sono statali, e insieme sono la causa del 20% delle emissioni, sempre dal 1965. La più inquinatrice è la saudita Aramco, che da sola ha prodotto il 4,38% del totale.

Michael Mann, uno dei più importanti scienziati climatici del mondo, spiega che questa ricerca “accende la luce sul ruolo delle compagnie fossili e richiama i politici a prendere misure urgenti, soprattutto in vista della conferenza sul clima in Cile di Dicembre“.

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La grande tragedia della crisi climatica è che sette miliardi e mezzo di persone devono pagare il prezzo dell’inquinamento mentre le aziende che ne sono causa continuano a lucrarci sopra. E in tutto questo il sistema politico ha acconsentito che si arrivasse fino a qui“.

Lo studio indica come il 90% delle emissioni attribuite a queste compagnie provengono dall’uso dei loro prodotti, cioè petrolio, carburante per aerei, gas naturale e carbone fossile. Un decimo viene dall’estrazione, la raffinazione e la consegna del prodotto fininto.

Il Guardian ha anche chiesto spiegazioni alle 20 compagnie che si trovano sulla lista. Solo sette hanno risposto. Alcune hanno detto che non sono direttamente responsabili dell’uso che la gente fa dei loro prodotti. Altri invece rivendicano l’impegno delle compagnie fossili nella riduzione delle emissioni causate da loro stesse.

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Tutte le aziende intervistate hanno sottolineato gli sforzi compiuti investendo in fonti rinnovabili o a basse emissioni e spiegano che le compagnie fossili hanno un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico.

Lo studio mostra come la maggior parte delle aziende inquinanti sono marchi famosi in tutto il mondo, che spendono miliardi di dollari finanziando e corrompendo governi e su campagne marketing atte a influenzare l’opinione pubblica.

Uno studio di quest’anno ha svelato che le cinque principali aziende di carburanti fossili quotate in borsa spendono circa 200 milioni di dollari l’anno per ritardare, controllare o bloccare leggi o politiche a salvaguardia dell’ambiente.

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Richard Heede spiega che le aziende hanno una “pesante responsabilità morale, finanziaria e legale sulla crisi climatica e su tutti i tentativi di insabbiamento sull’argomento”.

Ha aggiunto: “Anche se gli emettitori ultimi della CO2 sono i consumatori, il Climate Accountabilty Institute si è focalizzato sulle compagnie fossili che sono quelle che guadagnano direttamente da queste emissioni e che spingono in tutti i modi per ritardare lo switch verso le fonti rinnovabili.

 

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