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Lo strumento, fantascientifico e rivoluzionario, si chiama The Tyre Collective.

Auto e inquinamento, c’è un problema molto grave che è stato sottovalutato per troppo tempo: quello della polvere che si forma con l’usura degli pneumatici. Ogni volta che, in auto, acceleriamo, freniamo o sterziamo, senza rendercene conto diffondiamo nell’ambiente quantitativi tutt’altro che irrisori di microplastiche nocive per l’ambiente. Che sono contenute proprio nelle gomme. Questo tipo di polvere finisce per contaminare tutto il Pianeta: è stata individuata negli oceani e perfino nell’Artico.

Cos’è The Tyre Collective

Una startup di Londra, però, punta a risolvere il problema, con uno strumento rivoluzionario. Si chiama The Tyre Collective e ha progettato un dispositivo da montare sulle ruote dell’auto, che raccoglie le particelle elettro-staticamente, come una calamita, depositandole in una sorta di vassoio. “Per anni abbiamo badato solo all’inquinamento causato dai tubi di scarico, ma non è l’unico tipo prodotto dalle auto” – ha spiegato alla CNN Siobhan Anderson, co-fondatrice di The Tyre Collective – “Tutti sappiamo che le gomme si consumano, ma nessuno pensa davvero a dove finiscono le particelle più inquinanti: nell’aria e nell’acqua“.

Il progetto

Il progetto è partito a livello accademico, da alcuni studenti di un master di ingegneria a Londra. Siobhan Anderson, che aveva già studiato biologia ed è esperta di ambiente e inquinamento da microplastiche, conosceva bene il problema. L’inquinamento delle polveri degli pneumatici contribuisce all’aumento delle PM2.5, particelle così piccole da essere inalate e causare problemi respiratori. I ricercatori avevano scoperto che un solo autobus, nel corso di un’intera giornata, produceva una quantità di particelle grande come un pompelmo. E a quel punto si erano prefissati un obiettivo: impedire che quelle particelle si disperdessero nell’ambiente.

L’intuizione decisiva

Abbiamo provato vari metodi. Avevamo pensato ad aspirare le particelle, a usare materiali adesivi. Poi ho avuto l’intuizione giusta quando ho capito che queste particelle sono dotate di una carica elettrostatica” – racconta Sibhan Anderson – “Il dispositivo viene alimentato dall’alternatore dell’auto e utilizza una specie di vassoio che crea un campo elettrico capace di attirare la polvere delle gomme. Successivamente, puliamo i vassoi e immagazziniamo quella polvere“.

L’inquinamento grave e sottovalutato

Il problema è piuttosto serio. Uno studio di Emissions Analytics ha dimostrato che l’inquinamento causato dalle particelle delle gomme è migliaia di volte maggiore di quello causato dai tubi di scappamento, che con le tecnologie degli ultimi anni è stato ridotto in modo significativo. Questo tipo di inquinamento, riguardando il materiale degli pneumatici, coinvolge ogni genere di veicolo, compresi quelli elettrici. Anzi, l’impatto potrebbe essere anche peggiore, poiché generalmente le auto elettriche sono più pesanti di quelle con motori a combustione. Per questo, molti scienziati hanno lanciato un appello all’industria automobilistica: cercare di realizzare veicoli ecologici, ma più leggeri.

I primi test

The Tyre Collective ha raccolto subito molto interesse. Nel 2020 il progetto si è aggiudicato un James Dyson Award, mentre diverse compagnie automobilistiche si sono informate sul funzionamento del dispositivo. Un primo passo che fa ben sperare in vista di test sempre più approfonditi ed efficaci. Al momento è in corso un test trimestrale in collaborazione con Zhero, azienda londinese specializzata nelle soluzioni sostenibili per mobilità e trasporti. “Questo test ci dirà molto sul nostro dispositivo. In laboratorio ha catturato il 60% delle particelle e stiamo studiando come potenziarlo, ma questa fase sperimentale ci rivelerà anche l’impatto che avrà in strada” – ha spiegato Sibhan Anderson – “Vorremmo lanciare un primo prototipo nel 2024, che sia efficace e applicabile a qualsiasi tipo di veicolo. Il nostro sogno sarebbe vederlo in dotazione a tutte le auto, montato già in fabbrica. Parliamo di un grande problema globale e dobbiamo tutti essere consapevoli di dover contribuire ad una soluzione“.
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