Città italiane ancora troppo inquinate, il rapporto di Legambiente

Ben 18 città hanno superato il limite di legge del superamento delle polveri sottili PM10. Maglia nera Frosinone, ma nel resto d’Italia non va meglio.

Le città italiane sono ancora troppo inquinate, con lo smog che comporta gravi rischi per la salute dei loro abitanti. Lo conferma il rapporto Mal’Aria di Città 2024 di Legambiente, che certifica la riduzione dei livelli di inquinanti atmosferici nel 2023 ma a livelli ancora troppo distanti dai limiti normativi che saranno approvati a breve dall’Unione europea e soprattutto dai valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I dati che arrivano dalle centraline installate in tutti i capoluoghi di provincia italiani sono tutt’altro che positivi. Ancora troppi i giorni in cui sono stati superati i limiti normativi dei livelli di polveri sottili PM10 e PM2.5, ma anche del biossido di azoto (NO2). La città peggiore d’Italia è Frosinone, che ha superato i limiti normativi per ben 70 giorni, il doppio rispetto ai valori ammessi. Seguono poi Torino, Treviso, Mantova, Padova e Venezia, e ancora: Rovigo, Verona, Vicenza, Milano, Asti, Cremona, Lodi, Brescia, Monza, Alessandria, Napoli e Ferrara.

Secondo Legambiente, tra l’altro, il miglioramento avvenuto nel 2023 rispetto al 2022 è da attribuire più alle condizioni meteo favorevoli che ad un reale successo delle azioni intraprese a livello politico per contrastare lo smog. Va ricordato che nel 2030 entrerà in vigore la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che ad oggi vedrebbe fuorilegge il 69% delle città italiane per quanto riguarda il PM10, l’84% per il PM2.5 e la metà esatta per il biossido di azoto.

Di fronte ad un processo di riduzione degli inquinanti ancora troppo lento, Legambiente torna a chiedere politiche efficaci di contrasto allo smog. In primis sui trasporti, ma non solo: servono misure che incidano anche su altri settori come gli edifici, l’industria, l’agricoltura e l’allevamento. L’associazione ambientalista chiede alla politica locale e nazionale di investire nel trasporto pubblico locale, soprattutto per quanto riguarda la mobilità elettrica, ma anche di estendere le zone a traffico limitato o quelle a basse emissioni, oltre alle strade ciclopedonali. E perfino allargare le tanto discusse zone 30.

E ancora: vietare progressivamente caldaie e generatori di calore a biomassa; vigilare di più sul rispetto delle normative ambientali nelle aree rurali con agricoltura o allevamento intensivo; aumentare il numero delle centraline di monitoraggio per avere una maggior copertura delle aree urbane di tutta Italia, approfittando anche della tecnologia che oggi fornisce sensori a basso costo da affiancare alle centraline tradizionali. Il PM2.5, il particolato ultrafine più pericoloso per la salute, nel nostro Paese causa ogni anno 47mila decessi prematuri. E Legambiente teme che il governo italiano possa introdurre deroghe e clausole volte a rallentare un processo non più rimandabile.