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Allarme informazione radiotelevisva locale: a rischio 1 emittente su 3 e oltre 400 addetti del settore

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21 emittenti distribuite su tutto il territorio nazionale chiedono di stanziare il contributo di 80 milioni di euro per la tutela di tutte le 137 tv locali italiane. “Saremo costretti a chiudere se verranno sostenute solo le emittenti facenti parte di una élite” , Stefano Zago, direttore TeleAmbiente. 

Il DL Aprile, ora al vaglio del Consiglio dei Ministri, rischia di far chiudere definitivamente 1/3 delle emittenti radiotelevisive e a mettere sul lastrico oltre 400 famiglie.

Il governo vuole distribuire soldi ad una élite di emittenti prescelta costringendo il resto alla chiusura. E’ necessario che le emittenti che fanno informazione sul territorio siano tutelate e non martoriate per il lavoro svolto e che tuttora svolgono. La richiesta delle 21 emittenti, distribuite su tutto il territorio nazionale, è quella di stanziare il contributo straordinario previsto di 80 milioni di euro per la tutela di tutte le 137 tv locali italiane, proporzionalmente ai giornalisti e gli operatori assunti.

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Il tipo di indirizzo che il governo, spinto da alcune associazioni di categoria, vuole applicare nel DL Aprile non permette di sostenere tutto il settore. Questo a causa di un sistema di riparto che considerano assolutamente iniquo: “Abbiamo sottoscritto un documento che evidenzia tutte le storture di un meccanismo per noi incomprensibile, seppur legalizzato – spiega Marco Finelli, direttore di Retesole, molto conosciuto nella categoria – e lo abbiamo portato a conoscenza di numerosi parlamentari, nonché del Sottosegretario al Mise, Mirella Liuzzi. Confidiamo vivamente nella loro sensibilità, certi di sollevare un tema di assoluto interesse per il comparto e per la sopravvivenza stessa di molte Tv locali in Italia. Con l’attuale impianto, infatti, pochi editori beneficiano di milioni di euro, mentre altri percepiscono contributi irrisori, pur garantendo occupazione e informazione, anche in territori dove l’editoria è ormai al collasso“. 

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A causa della discriminazione attuata dalla iniqua distribuzione 95%-5% stiamo subendo gravissimi danni. – sottolinea Mauro Lazarino, editore, responsabile di GRP Televisione, storica emittente piemontese – Per seguire tutti gli sviluppi sul coronavirus nella nostra regione abbiamo intensificato l’informazione e le dirette con un aggravio di ore lavorative ma oggi non so ancora come pagherò i dipendenti. Dovrei ricorrere alla cassa integrazione ma non possiamo scendere sotto il numero degli 11 dipendenti a tempo pieno, obbligatori per legge. Abbiamo bisogno di una distribuzione equa, per tutti i soggetti, degli aiuti indispensabili per l’emittenza locale. Non sono più iscritto a nessuna Associazione perché siamo stati lasciati soli a favore di pochi privilegiati”.

Gli fa eco dalla Capitale l’editore di Teleambiente, Stefano Zago: “Per combattere le fake news e mantenere un sistema d’informazione valido il governo deve sostenere tutto il personale che lavora nell’informazione locale. Diciamo ora basta ai regali, noi di TeleAmbiente saremo costretti a chiudere se verranno sostenute solo le emittenti facenti parte di una elite”.

Le emittenti firmatarie dell’appello, si legge nel documento a firma congiunta, stanno attraversando crisi aziendali sempre più frequenti che mettono a rischio il salario dei dipendenti, nella quasi totale assenza di ammortizzatori sociali e investimenti pubblici specifici per il settore. “In questi giorni l’informazione garantita dalle Tv locali non si è mai fermata, anzi – dice Gianni Tanzaniello, editore pugliese – noi di Canale 7 abbiamo moltiplicato il nostro impegno. Tuttavia, a fonte di un lavoro costante e ancora più intenso, abbiamo registrato purtroppo l’azzeramento degli introiti pubblicitari a causa della chiusura della maggior parte delle attività“. 

 

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