L’India ha un problema sanitario ancora peggiore della pandemia. Nella capitale, New Delhi, l’aria è irrespirabile da quasi due settimane ed è emergenza totale. Anche per questo, poco fa è stata decretata la chiusura delle scuole.

India sempre più inquinata e nella capitale New Delhi è emergenza sanitaria. La qualità dell’aria, nel mese di novembre, è stata la peggiore da sette anni a questa parte e, negli ultimi 11 giorni, i livelli di inquinamento sono stati costantemente gravi, senza alcun giorno con una buona qualità dell’aria. Lo confermano i dati dell’India’s Central Pollution Control Board (Cpcb).

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L’indice sulla qualità dell’aria AQI, nel mese di novembre, si è attestato in media sul valore di 376, ben al di sopra della soglia d’allerta (pari a 300) per la salute. Un’aria così irrespirabile è molto pericolosa anche per le persone sane e tutti, dagli esperti di salute pubblica al personale sanitario degli ospedali, parlano di una vera e propria emergenza.

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Sono sempre di più i pazienti nei grandi ospedali di New Delhi e dintorni che vengono ricoverati per problemi respiratori, in nessun modo correlati al Covid ma da attribuire all’inquinamento sempre più insostenibile.

 

La concentrazione di particelle PM2.5 è invece 34 volte più alta del livello considerato accettabile dall’Oms. Una situazione grave e in costante peggioramento, dopo che nello scorso settembre Greenpeace aveva sostenuto che nel 2020, a New Delhi, erano avvenuti 57mila decessi prematuri da attribuire all’inquinamento atmosferico.

 

La situazione è così insostenibile che pochi minuti fa è stata decretata la chiusura delle scuole. Nelle scorse settimane erano state chiuse sei delle undici centrali a carbone nell’area di New Delhi, ma l’unico risultato è stato quello di causare diversi blackout all’elettricità nei due Stati a Nord della capitale indiana, Punjab e Haryana. Anche altri Stati hanno sofferto interruzioni di energia, dal momento che il 70% della produzione nazionale dell’India deriva proprio dal carbone. Durante la Cop26, l’India si era impegnata a ridurre in modo graduale, e non ad azzerare, il consumo di carbone, proprio per non privare la popolazione dell’energia.

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