Inceneritori, Alberto Zolezzi: “Dati sugli inquinanti sottostimati, ma incidenza di malattie alta”

96
0

Inceneritori, impatto ambientale e conseguenze per la salute: parla Alberto Zolezzi. Il deputato del M5S, e medico specializzato in malattie respiratorie, è l’autore di un’interpellanza urgente rivolta al MiTe: “Ci hanno dato risposte evasive e poco comprensibili”.

Onorevole Zolezzi, di quale inceneritore parliamo in particolare?

L’interpellanza fa riferimento all’inceneritore nella zona Nord-Ovest di Milano ed è andata in aula a marzo, con dati importanti. L’impianto, con più di 500mila tonnellate di rifiuti bruciati ogni anno, presentava una serie di anomalie, a cominciare dal sistema di monitoraggio delle emissioni“.

Che genere di anomalie?

I dati riguardano in primis gli inquinanti organici persistenti (o Pop), ma anche diossine, Pfas e altri inquinanti. Che non venivano monitorati nelle fasi transitorie (accensione e spegnimento), quando la letteratura scientifica ci dice che sono 100 o 1000 volte superiori rispetto alle fasi di andamento costante. I documenti tecnici e le specifiche approvati dall’Ue nel 2015, afferma Regione Lombardia, venivano applicati anche prima. Ma non si capisce come, dal momento che quelle direttive non esistevano. Inoltre, queste specifiche non consentono di valutare in continuo tutti gli inquinanti“.

Da qui, la vostra interpellanza urgente al Ministero della Transizione ecologica.

Abbiamo proposto di applicare tecnicamente le norme di determinazione per valutare le emissioni di inquinanti, anche durante i transitori. L’impatto di queste fasi può essere 100 o 1000 volte superiore alle altre. E poi andrebbe conosciuto anche il numero totale di eventi transitori, non solo le ore totali. Va valutata la sommatoria degli inquinanti, non solo la concentrazione per metro cubo di aria. Oggi, gli inceneritori producono CO2 e altri gas serra per valori pari a oltre il doppio della media europea. Quindi contribuiscono di molto anche al cambiamento climatico“.

Ci sono altre evidenze degne di nota?

Anche dati semplici come la superficie e l’altezza del camino erano stati valutati in maniera anomala. Il Ministero ci ha spiegato che quelli erano i dati forniti da Regione Lombardia, titolare dell’autorizzazione dell’impianto, e in base a quei dati è stato fatto lo studio di impatto ambientale che però parte da meno di un terzo dei reali flussi di aria“.

Quindi tutti i dati sono sottostimati?

Lo studio di ricaduta parte da dati sottostimati per almeno 10 anni. Il MiTe non ci ha detto che la nostra domanda fosse sbagliata, semplicemente che i dati sono di competenza di un altro ente come Arpa Lombardia. I dati dovrebbero riguardare le singole frazioni di polveri, una valutazione generica rischia di sottostimare le ricadute dei vari inquinanti. C’è poi la valutazione degli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa): elevati livelli di ozono possono influire sugli inquinanti cancerogeni. Per dosarli bisognerebbe separare l’ozono dagli altri inquinanti“.

L’ozono può influire così tanto nel monitoraggio dei dati?

Lo studio di impatto ambientale è stato fatto valutando gli inquinanti nelle centraline esistenti nei dintorni degli inceneritori. Gli idrocarburi policiclici, quelli più cancerogeni, possono essere sottostimati anche del 70%“.

Cos’altro è emerso dalla risposta del MiTe?

Ci hanno detto che per il parametro degli Ipa si è utilizzato, nelle analisi, il valore previsto dalla norma tecnica comunitaria del 2021. Eppure, lo studio era stato realizzato in precedenza, nel 2019, quando la norma non esisteva ancora… Viene il dubbio che in tutti gli inceneritori d’Italia gli Ipa siano notevolmente sottostimati“.

E per quanto riguarda le conseguenze per la salute?

Il professor Crosignani, autore dell’indagine epidemiologica, ha rilevato una mortalità respiratoria con valori del 70% in più. Si potrebbe dire che la Lombardia, essendo una regione fortemente industriale, abbia tanti inquinanti, ma comunque andando a togliere eventuali cause confondenti il valore resta importante. Gli altri confondenti al massimo arrivano al 30%, quindi nelle zone vicine all’inceneritore la mortalità è superiore del 40%. E questo vale anche per gli impianti di ultima generazione: in Lituania, nei pressi di un termovalorizzatore acceso nel 2020, è stata riscontrata, nel’83% delle uova di galline situate entro 5 km dall’impianto, la dose di diossine era superiore alla soglia di sicurezza per un’assunzione settimanale di due uova. Quando si parla di inceneritori di nuova tecnologia, abbiamo tanti studi e dobbiamo confrontarci con questa realtà“.

Articolo precedente“Sella & Mosca”, eccellenza vinicola sarda in prima linea nella tutela della biodiversità
Articolo successivoIl greenwashing di Coca-Cola: nuovi tappi in plastica, ma…