Attualità

Incendi, Australia ancora in fiamme. Sydney ricoperta da una nube di fumo

Condividi

Gli incendi continuano a devastare lo stato del New South Wales in Australia. Due milioni di ettari sono andati distrutti mentre Sydney è coperta da una nube di fumo che sta causando problemi polmonari e prurito agli occhi dei residenti.

Lo Stato australiano del New South Wales continua a bruciare e gli incendi che non sono stati domati dai pompieri sono entrati in contatto tra loro creando quello che i pompieri chiamano “mega incendio”. Più di 2.1 milioni di ettari sono stati devastati, 688 case distrutte e 6 persone sono morte da quando gli incendi sono scoppiati a settembre, l’inizio della stagione degli incendi più distruttiva mai registrata in Australia.

Australia, allarme incendi: dichiarato lo stato di emergenza catastrofico

Greg Allan, portavoce di Rural Fire Service (RFS) ha raccontato che domenica 87 diversi incendi stavano bruciando contemporaneamente. Le temperature più fredde e il vento favorevole hanno permesso ai pompieri di contenere molte di queste fiamme durante la giornata ma 50 sono rimasti fuori controllo, tra cui l’incendio sulla Gospers Mountain, poco fuori Sydney: “le squadre hanno lavorato per rallentare la diffusione dell’incendio grazie al vento favorevole e hanno recuperato delle aree già devastate dove le condizioni sarebbero potute peggiorare”. Le temperature raggiungeranno tra i 35° e i 40° gradi in tutto lo Stato quando il vento occidentale tornerà a soffiare e molte aree dello stato saranno in pericolo. Il momento più pericoloso della stagione degli incendi di solito inizia a metà gennaio. “Quest’anno è arrivata in anticipo ed è stata molto veloce e distruttiva. Infatti, l’ammontare di ettari già bruciati è maggiore di quello degli ultimi tre anni combinati e la stagione non è ancora finita”.

Allan ha sottolineato il bisogno per i residenti di fare la loro parte per proteggere le loro case e aiutare i pompieri a spegnere gli incendi. “La rimozione di materiali combustibili dalle case, la pulizia delle grondaie e, più importante, la creazione di piani di evacuazione in caso di incendi”. RFS è il più grande servizio di pompieri volontari al mondo. Secondo Allan circa 2,200 pompieri volontari stanno lavorando in questo momento per salvare case, vite e foreste nel NSW. “Hanno già fatto dei fantastici sforzi. Sono tutti stanchi ma questo dimostra la forza di volontà e l’impegno dei nostri volontari per supportare non solo le proprie comunità ma tutti i residenti e le diverse comunità dello Stato”. Questi volontari hanno ricevuto assistenza dagli altri dipartimenti governativi e le agenzie di pompieri in tutto il paese. Esperti sono anche giunti da Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda per assistere i pompieri con strategie e supporto tecnico. Ma la siccità continua a essere la causa principale per la diffusione delle fiamme. “le temperature molto alte, i venti forti, la scarsa umidità e la siccità della terra sicuramente non hanno aiutato” ha spiegato Allan, aggiungendo che la carenza d’acqua è stato un ostacolo per i pompieri.

Australia, un rugbista posta sui social: “Gli incendi? una punizione divina”

Mentre le fiamme divampano, le nuvole di fumo hanno devastato le città e raggiunto la capitale del NSW, Sydney, dove sono stati registrati problemi dovuti alla respirazione. Il Ministro della Salute ha parlato di un aumento del 25% di emergenze respiratorio e problemi asmatici a causa dell’inalazione dei fumi. Per due settimane la città più grande dell’Australia è stata coperta dai fumi e in tutta la città le persone continuano a tossire e a strofinarsi gli occhi. Gli allarmi antiincendio sono andati in cortocircuito, creando centinaia di falsi allarmi in tutta la città. Il cielo sopra la città è dipinto di arancione a causa di ceneri e fumi e i partecipanti dell’Australian Open Golf hanno lamentato prurito agli occhi. Gli altri eventi sportivi sono stati cancellati. Alcune nubi di fumo sono arrivate perfino in Nuova Zelanda e hanno colpito altri Stati mentre alcuni incendi continuano a bruciare nel Queensland.

E ovunque, le persone si chiedono perché i politici non sembrino preoccupati. Scott Morrison, primo ministro australiano, crede che i roghi nel NSW siano inevitabili. Anni di siccità hanno lasciato sterpaglie e alberi secchi. Le alte temperature e i venti forti hanno reso le fiamme inarrestabili e la direzione del vento ha indirizzato tutto verso Sydney. Ma le fiamme, e la siccità che le ha portate, sono la causa dei cambiamenti climatici? Se lo sono, secondo Morrison, non c’è niente che l’Australia possa aver fatto o possa fare per ridurre i suoi effetti. Escludendo i carbon fossili che l’Australia esporta e che vengono bruciati in altri paesi, le emissioni di carbonio dell’Australia rappresentano il 2% di quelle totali. Una riduzione più veloce di quella programmata dal governo non farebbe una grandissima differenza quindi perché provare? La risposta, secondo alcuni, è per dare un segnale. Se l’Australia, un paese ricco che sta affrontando delle condizioni climatiche disastrose, non è disposto a fare abbastanza per i cambiamenti climatici, perché i paesi più poveri dovrebbero fare di più?

In termini di paragone, le truppe australiane erano una piccola percentuale nelle guerre mondiali, in Iraq o in Afghanistan. Ma i politici australiani hanno pensato fosse importante mostrare l’impegno e fornire supporto agli alleati. Perché quindi i politici oggi non possono fare lo stesso sui cambiamenti climatici?

Animali, più di mille koala morti a causa degli incendi in Australia

Il fotografo Josh Burkinshaw ha catturato alcune immagini degli incendi che hanno colpito North Durras, a circa 270 km a sud di Sydney e ha aiutato amici e vicini a salvare le proprie case dalle fiamme. Josh ha descritto la scena che ha vissuto mentre aiutava un suo amico a proteggere il suo caravan dall’incendio: “Stava venendo verso di noi…era a circa 100 metri quando improvvisamente ha cambiato direzione” ha raccontato Josh descrivendo l’improvviso vento che ha deviato le fiamme pochi minuti prima di colpirli. “E’ stata solo fortuna, il vento ha deviato le fiamme di circa 100 gradi e le ha spinte oltre il parco. Abbiamo dovuto solamente contenere gli estremi dell’incendio e lasciare che bruciassero. E’ una sensazione irreale. È come guardare un film, tanta devastazione ma anche tanta bellezza. È misterioso ma è qualcosa che spero di non vedere mai più”.

Il fotografo ha postato alcune immagini su Facebook, che hanno raggiunto le 650,000 visualizzazioni. “Una foto assolutamente brillante e graficamente emozionante, per noi che siamo appena fuggiti dall’incendio vicino Braidwood” ha commentato un utente domenica “tutte le tue foto mostrano il dolore, la paura e la disperazione che la South Coast sta affrontando”, mentre altri hanno descritto le foto come “strazianti” e “dolorosamente belle”.

“E’ straziante vedere tutto questo” ha raccontato il fotografo che ha speso anni della sua vita a cogliere le bellezze della regione. L’ultimo incendio nell’area si è verificato nel 1994 ma i cambiamenti climatici hanno asciugato la regione nel corso degli anni. Le dighe sono asciutte, i torrenti non scorrono più e la pioggia non è prevista fino a gennaio. “L’area che sta bruciando ora, non ricordo di averla mai vista così in passato. Ad un incontro venerdì i pompieri ci hanno detto che fuori è tutto asciutto e le fiamme non se ne andranno almeno per sette settimane”.

(Visited 120 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago