Incendi, l’Artico brucia: fiamme dalla Siberia all’Alaska

Dalla Siberia all’Alaska, dal Canada alla Scandinavia, migliaia di incendi stanno devastando il Circolo Polare Artico. Secondo l’associazione ambientalista Greenpeace l’area coperta da incendi boschivi in ​​questa stagione ha già superato gli 11 milioni di ettari e ogni giorno aumenta di centinaia di migliaia di ettari. 

 

Gli incendi potrebbero essere causati dai fulmini e dalle estreme temperature di questi mesi, causate dai cambiamenti climatici. Le nubi di fumo dei fuochi, che stanno rilasciando enormi quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera, sono così vaste e alte che possono essere viste dallo spazio.

La causa principale di questi incendi è sicuramente il riscaldamento globale. Il pianeta ha subito il giugno più caldo mai registrato, e anche luglio crede manterrà questo trend.

L’allarme di Greenpeace: Il cambiamento climatico porta alle conseguenze più inaspettate e spiacevoli quando stiamo annegando e bruciando allo stesso tempo. Per evitare scenari catastrofici, è necessario ridurre le emissioni di gas serra: fermare la combustione di petrolio, carbone, gas, prevenire gli incendi, ripristinare le foreste, cambiare le abitudini delle persone legate allo spreco di risorse del pianeta.” – afferma Vladimir Chuprov, capo del programma energetico di Greenpeace – “La prossima inondazione nella regione di Irkutsk  è molto probabilmente associata a un calore anomalo nel territorio di Krasnoyarsk, nel nord della regione di Irkutsk e in altre aree della Siberia orientale e occidentale, dove ora scoppiano incendi boschivi. La causa del caldo è il cosiddetto anticiclone bloccante, enormi masse di aria calda, che “bloccano” il territorio per la penetrazione di aria più fredda e più umida. Di conseguenza, le precipitazioni che avrebbero dovuto cadere nel Territorio di Krasnoyarsk arrivano come piogge anomale alla periferia di questo anticiclone bloccante “.

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Il terreno secco, e le temperature molto più calde della media, unite alle tempeste di fulmini e ai forti venti, hanno consentito agli incendi di allargarsi a vista d’occhio.

Al momento ci sono oltre 100 incendi attivi tra Russia, Scandinavia del Nord, Groenlandia e Alaska. Fortunatamente la maggior parte delle zone colpite si trovano lontane dai centri abitati.

Il problema però è il fumo. Nuvole di denso miasma nero stanno circondando aree sempre più ampie, coprendo alcune zone completamente. Intere città del nordest russo sono “al buio” da giorni. Questi giganteschi incendi stanno rilasciando immense quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera, contribuendo allo stesso innalzamento delle temperature che ha causato gli incendi in primo luogo.

Solo a giugno  hanno rilasciato circa 50 megatonnellate di CO2 – l’equivalente delle emissioni di tutta la Svezia in un anno.

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Queste tossine si stanno accumulando nei ghiacciai delle zone più a nord, causando in quel caso fenomeni di scioglimento anticipato.

Gli incendi ormai sono in molte parte al di là del controllo umano.Le autorità russe hanno rinunciato a intervenire sulla maggior parte delle zone colpite, perché ” i costi in fatto di risorse e di perdite umano sarebbe più alto dei danni causati dalle fiamme”, spiega l’addetto stampa del Ministero dell’ambiente russo.

“La maggior parte non vengono spenti perché non minacciano direttamente insediamenti umani o zone di interesse economico”. Per le autorità russe i costi per contrastare gli incendi sarebbero “molte volte,spesso oltre 10 volte più gravosi dei danni che potrebbero causare”.

Gli hashtag #putouttheSiberianfires e #saveSiberianforest sono trend topic su Twitter al momento, condivisi dagli ambientalisti russi e dai cittadini preoccupati, che denunciano l’inazione del governo nei confronti di questa crisi.

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Molti dei commenti ricordano come quando fu dell’incendio di Notre Dame a Parigi l’attenzione dei media fu molto più massiccia rispetto a quella ricevuta dagli incendi siberiani.

Non dimentichiamo che la natura non è meno importante della storia. Tantissimi animali hanno perso le loro case, e molti sono morti tra le fiamme.Non dimentichiamoci di loro” recita uno dei tanti tweet.

 

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