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Incendi Amazzonia, non solo Brasile. Anche la Bolivia brucia VIDEO

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Mentre l’attenzione è focalizzata sul presidente brasiliano Bolsonaro, anche il suo collega Evo Morales è sotto attacco per non aver agito in tempo nel contenere gli incendi nella parte boliviana della Foresta Amazzonica.

Da giorno vediamo immagini della Foresta Amazzonica in fiamme, di solito collegate a critiche sul presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che probabilmente si è dimostrato la persona meno adatta ad affrontare un disastro ambientale del genere, considerato anche che buona parte delle colpe cadono sui suoi principali sostenitori, ovvero gli allevatori e le grandi lobby agricole del paese.

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Quello che però ci si dimentica è che la Foresta Amazzonica non è solo Brasile: una parte degli incendi scoppiati si trova sulla zona di foresta che si trova entro i confini boliviani.

Gli incendi in Bolivia hanno distrutto 1,2 milioni di ettari di foreste e praterie dall’inizio di quest’anno, ma secondo gli ambientalisti questi dati potrebbero essere molto più alti.

Il governo infatti ha rilasciato questi dati lo scorso mercoledì ma la fondazione Friends of Nature  ha dichiarato in realtà gli ettari bruciati sono 1,8 milioni.

Questa disputa è nata dopo che il presidente boliviano Evo Morales ha sospeso la sua campagna per la rielezione per una settimana, per organizzare le contromisure al disastro naturale che sta distruggendo la parte boliviana di Amazzonia già da inizio Maggio.

 

Morales sta correndo per il suo quarto mandato da presidente, dopo aver inoltrato richiesta alla Corte Costituzionale di ricusare il referendum popolare che aveva imposto un limite al numero consecutivo di mandati.

Nelle settimane passate Morales ha dovuto subire numerosi attacchi per via del suo mancato intervento in Amazzonia, ma soprattutto per le sue politiche che secondo gli ambientalisti locali favoriscono la deforestazione del paese.

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Gli ecologisti hanno criticato soprattutto una legge promossa da Morales stesso che offre incentivi a chi brucia aree di foresta per trasformarle in campi da pascolo.

Al momento si susseguono proteste e manifestazioni nella capitale boliviana, La Paz, per chiedere al presidente di abrogare questa legge del 2016.

Quel poco che è stato fatto, è  stato fatto troppo tardi. Così tanta foresta è stata distrutta. Stiamo distruggendo il nostro pianeta” ha detto Libertad Vaca, una dei manifestanti.

Questa legge, che permette agli allevatori di bruciare i terreni, deve essere abrogata. Quelli che hanno approvato questa legge devono essere puniti,” continua Libertad.

L’amministrazione Morales ha in programma di piantare 4,5 milioni di ettari di alberi entro il 2030, per raggiungere l’obiettivo prefissato con le Nazioni Unite negli accordi di Parigi, ma l’attivista ambientale Marielle Cautin ha spiegato che negli ultimi tre anni “non sono stati piantati neanche 50mila ettari“.

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A differenza di Bolsonaro, che si è dimostrato restio ad accettare gli aiuti delle altre nazioni, Morales ha immediatamente accettato il supporto internazionale, dopo però aver specificato che la Bolivia avrebbe anche potuto cavarsela da sola.

Gli Stati Uniti hanno fornito un SuperTanker ( un aereo cisterna di enormi dimensioni) per scaricare acqua sugli incendi. Tra le altre nazioni che hanno contribuito troviamo Perù, Cile, Spagna, più alcune organizzazioni internazionali.

Morales ha inviato l’esercito per evacuare i villaggi vicini agli incendi e come supporto a un team di oltre 2000 pompieri.

La superficie totale delle foreste boliviane sta scendendo anno dopo anno, passando dai 47,3 milioni di ettari del 2005 ai 43,8 del 2017, secondo uno studio pubblicato dalla Solon Foundation, un’ organizzazione non governativa boliviana che si occupa di ambiente e diritti umani nel paese.

 

 

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