Si tratta del primo atto del processo che vede la presidenza del consiglio dei ministri contro cittadini e associazioni che accusano lo stato di non fare ciò che deve per combattere la crisi climatica.

È iniziato oggi il processo per inazione climatica contro lo stato italiano. Nella prima udienza – che si è tenuta oggi in forma telematica – lo Stato si è costituito in giudizio. Dunque nei prossimi giorni si entrerà nel vivo della causa che vedrà contrapposti la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in qualità di rappresentante della Repubblica italiana, e un nutrito gruppo di cittadini e associazioni: 162 cittadini adulti, 17 minori (attraverso la delega ai propri genitori) e 24 realtà associative. 

“Questo processo – spiega a TeleAmbiente Marica Di Pierri, portavoce dell’Associazione A Sud, primo ricorrente contro lo stato – rappresenta una prima volta nel nostro Paese. Nel giugno scorso abbiamo depositato l’atto di citazione, citando in giudizio lo stato italiano di fronte il Tribunale civile di Roma proprio per chiedere al giudice di riconoscere che lo Stato italiano ha una responsabilità in termini di inazione climatica”. 

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La notizia della giornata è la costituzione dello stato in giudizio. “Ora – dice Di Pierri – dovremo leggere approfonditamente le argomentazioni depositate dallo Stato. Nei prossimi giorni conosceremo anche il provvedimento che la giudice designata emetterà. Quindi siamo in attesa”. 

 

Sebbene si tratti della prima azione di questo tipo in Italia, non è la prima volta che un gruppo di cittadine, cittadini e associazioni nel mondo agisca contro lo stato. “Ovunque sono state intentate – spiega la portavoce dell’associazione A Sud – le climate litigation, come si chiama questo filone legale di azioni processuali che hanno ad oggetto l’aumento della ambizioni climatiche, sono riuscite anche a mobilitare l’opinione pubblica attraverso una campagna di informazione importante”. 

“Ma è altrettanto importante – continua Marica Di Pierri l’esito della vicenda processuale in sé. Laddove sono state intentate cause, e ancor più laddove sono state vinte, si è assistito a un aumento delle ambizioni delle politiche climatiche. Quindi da una parte ci auguriamo che anche in Italia il tribunale accolga le istanze che gli sono state presentate. Dall’altra parte ci auguriamo che la campagna entro cui è promossa la causa, che si chiama Giudizio universale, possa servire a colmare un po’ quel buco di informazione e di sensibilità”. 

“Si parla molto di cambiamenti climatici – conclude Di Pierri – ma solo quando ci sono dei summit internazionali o quando ci sono degli eventi meteorologici calamitosi. Noi abbiamo bisogno di mantenere alta l’attenzione sull’emergenza climatica. Anche in virtù del fatto che l’Italia è un hotspot di vulnerabilità climatica”.  

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