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Ilva, Mittal deposita atto recesso contratto. Scontro sullo scudo penale

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Ilva. Mentre Arcelor Mittal deposita l’atto di recesso del contratto al Tribunale di Milano, resta alta tensione nella maggioranza per trovare una soluzione alla vicenda dell’ex Ilva.

Si muovono anche iI commissari di Ilva in amministrazione straordinaria che annunciano il ricorso all’atto di recesso di Mittal. 

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I due atti (l’atto di citazione depositato oggi da ArcelorMittal e il ricorso cautelare) – spiegano fonti giudiziarie – saranno con ogni probabilità assegnati allo stesso giudice.

Per il ricorso presentato dai commissari, i tempi non saranno comunque brevi anche se
tecnicamente è quello che si chiama un ricorso d’urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile.

La prima udienza, secondo quello che è il percorso standard nei tribunali, sarà fissata non ad horas ma nel giro di qualche settimana.

In ogni caso a occuparsene sarà il Tribunale civile sezione impresa presieduto dal giudice Angelo Mambriani.

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Nell’atto di citazione, ArcelorMittal chiede in via principale al Tribunale di Milano di “accertare e dichiarare l’efficacia del diritto di recesso dal contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami di azienda”.

Col ricorso d’urgenza, i legali di Ilva in amministrazione straordinaria chiedono invece il rispetto del contratto.

In una lettera ai suoi ministri, il premier Giuseppe Conte chiede per l’ex Ilva una piano strategico e un’idea per rilanciare l’impianto.

In Parlamento, Italia Viva presenta alla Legge di Bilancio due emendamenti per reintrodurre uno scudo penale per i vertici dell’ex Ilva nella realizzazione del piano ambientale.

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Nei giorni scorsi – riferiscono fonti parlamentari – il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha
inviato ad Arcelor Mittal le controproposte del governo affinchè si riprenda la trattativa sull’ex Ilva. Tra queste anche la possibilità di uno scudo penale, oltre alla revisione del contratto d’affitto e alla eventualità della cassa integrazione per i lavoratori.

Ma al momento non ci sarebbe stata alcuna risposta.

Intanto il premier questa mattina ha incontrato diversi parlamentari M5s pugliesi, in primis quelli tarantini, per ribadire il suo impegno.

Ma quando è emerso il tema della tutela legale il confronto si è irrigidito, con l’ex ministro Barbara Lezzi che ha ribadito la sua posizione: “non abbiamo votato lo scudo prima e non lo faremo dopo”, è la linea.

Mentre alcuni presenti avrebbero aperto alla reintroduzione di una norma ‘soft’ di carattere generale.

 

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