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Conte annulla la missione a Davos per concentrarsi su ex-Ilva e nomine

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Ilva. Le tre esplosioni avvenute la notte scorsa nell’impianto Idf a servizio del Convertitore 1 di Acciaieria 2 nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, hanno convinto Arcelor Mittal a fare marcia indietro e annullare il trasferimento della produzione dall’acciaieria 1 all’acciaieria 2.

L’incidente non ha provocato ma feriti, come si apprende da fonti sindacali, ma diversi squarci alle tubazioni della condotta di aspirazione del recupero gas.

La deflagrazione è avvenuta alla vigilia della fermata dell’Acciaieria 1 – annunciata dalla multinazionale lunedì e che avrebbe portato alla messa in cassa integrazione di 250 operai – e del conseguente aumento della produzione per l’Acciaieria 2, che necessita di manutenzione. Prima di prendere qualsiasi decisione toccherà attendere il ripristino dell’impianto.

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In una nota, i coordinatori di fabbrica Fiom e Uilm, Francesco Brigati e Gennaro Oliva, precisano che “le deflagrazioni si sono verificate nei pressi del pulpito stiring, laddove c’è transito di personale per le normali attività di affinazione. L’Acciaieria 2, a conferma di quanto sostenuto da Fiom e Uilm nei giorni scorsi e verificato nel corso del sopralluogo effettuato ieri, non può sostenere l’aumento produttivo a 3 convertitori e gli ultimi episodi lo testimoniano”.

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La previsione di fermata dell’Acciaieria 1, ora slittata, è di circa 2 mesi.

Fiom e Uilm chiedono ad ArcelorMittal di “tornare sui suoi passi e sospendere immediatamente la scelta unilaterale di fermare l’Acciaieria 1 in quanto, i continui rinvii e ritardi su manutenzione ordinaria e straordinaria determinano, in caso di aumento produttivo, situazioni di pericolosità sia dal punto di vista della sicurezza che dell’ambiente”.

Un segnale (di scarsa manutenzione. secondo i sindacati) preoccupante, di cui il negoziato in corso tra governo e azienda non potrà non tenere conto.

A Davos, dove si sta tenendo il World Economic Forum, il premier Giuseppe Conte avrebbe dovuto incontrare Laskhmi Mittal, patron del colosso mondiale dell’acciaio.

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Fu proprio il loro secondo vertice a Palazzo Chigi a dare il via a un negoziato per evitare l’addio della multinazionale all‘Italia, dopo che il governo ha cambiato la norma sulla scudo penale, e le conseguenze di quella che Conte allora definì “la battaglia legale del secolo”.

Nonostante le parti si siano date una deadline al 31 gennaio, sono ancora molti i nodi da sciogliere.

Ma chi credeva che l’incontro a Davos avrebbe potuto imprimere un’accelerata al negoziato, si dovrà ricredere.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annullato la sua presenza a Davos.

Si è chiuso a Palazzo Chigi per affrontare due dossier caldissimi: l’Ilva e le nomine.

Una scelta dovuta all’avvicinarsi delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, che rischiano di scuotere il governo.

 

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