Inquinamento

Ilva, l’aria di Taranto oltre i limiti dell’OMS: a rischio la salute dei bambini

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La denuncia del presidente di Peacelink Alessandro Marescotti sull’aria inquinata di Taranto arriva in concomitanza con la pubblicazione dello studio italiano che ha scoperto il collegamento tra la combinazione di piombo e arsenico nell’ambiente con la riduzione del quoziente intellettivo dei bambini che vivono in zone limitrofe all’ex Ilva.

“L’aria di Taranto è ben oltre i limiti di respirabilità previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”, secondo il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti. Marescotti cita i dati elaborati con il software Omniscope relativi alle centraline Arpa di via Orsini e via Machiavelli (quartiere Tamburi) e di Via Alto Adige (a 6 km dall’ex Ilva), dove emerge il superamento degli standard internazionali relativi alle polveri sottili (PM2,5 e PM10) e al biossido di azoto (NO2).

 


Per l’Oms il PM2.5 non deve eccedere 10 microgrammi a metro cubo come media annuale, il PM10 non deve eccedere 20 microgrammi a metro cubo, l’NO2 non deve eccedere 40 microgrammi a metro cubo.

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Di fronte “al fatto – conclude Marescotti – che tutti gli studi predittivi (VDS-Valutazione del danno sanitario e VIAS-Valutazione impatto ambientale e sanitario) indicano un rischio cancerogeno inaccettabile per l’ex Ilva e che i dati dell’anagrafe comunale evidenziano eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale se confrontati con quelli più lontani, emerge la necessità di reclamare aria pulita, in particolare per i bambini di Taranto, conforme a ciò che è richiesto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

Negli stessi giorni ricercatori italiani hanno pubblicato uno studio sulla rivista Nature dove si sottolinea “l’interazione sinergica fra piombo e arsenico che provoca effetti ancora più marcati su varie funzioni del neurosviluppo nei bambini rispetto a quelli che si possono individuare con l’analisi ‘tradizionale’ che considera i singoli elementi tossici separatamente”

 


Lo studio, come spiega il direttore della ricerca Roberto Lucchini al Fatto Quotidiano, ha sottolineato come la presenza di questi materiali pesanti nell’ambiente metta a rischio lo sviluppo neurologico del cervello dei bambini, in particolari quelli che vivono a ridosso dello stabilimento ex Ilva. A causa di questo ritardo nello sviluppo si può assistere a riduzioni del quoziente intellettivo e a una serie di danni neurologici nel tempo.

“C’è, – spiega Lucchini – una differenza di 13 punti tra il quoziente d’intelligenza dei bimbi più vicini al siderurgico rispetto a quelli più lontani. Non solo, chi vive più a ridosso della fabbrica aveva una concentrazione di cadmio e arsenico nelle urine e di manganese nei capelli superiore a chi risiede lontano. La differenza di 13 punti di QI va intesa come ‘normalizzata’ per livello socioeconomico e intellettivo della madre, cioè a parità di questi fattori fra una zona e l’altra. Quindi dovuta solo al fatto di essere a breve distanza dalla emissione.”

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“Quello che gli indicatori di sangue mostrano è un dato relativo, perché riflette il livello di inquinamento attuale. Quando questi bambini sono nati è probabile è che i livelli di esposizione fossero più alti. Non sappiamo quale fosse l’inquinamento, ad esempio, quando si trovavano nella vita fetale, che rappresenta uno dei momenti di maggiore vulnerabilità. Anche per questo nel corso del tempo abbiamo iniziato a raccogliere i denti da latte e speriamo al più presto di poter fare uno studio specifico. I denti sono come gli alberi. Se fai una sezione laser trovi i cerchi concentrici. Andando a fare una microsezione dei denti da latte possiamo individuare i livelli di esposizione del passato. È l’unico campione biologico che ci consente di andare indietro nel tempo.”

Il campione scelto è composto da 299 scolari residenti nell’area fortemente inquinata di Taranto. Le analisi sono state condotte su sangue intero, urina e capelli. Dei 6 metalli considerati, piombo e arsenico sono quelli che hanno dato spunti di riflessione più importanti. Il piombo nel sangue ha influenzato principalmente i problemi sociali, il comportamento aggressivo, l’esternalizzazione e i problemi comportamentali totali. L’arsenico nelle urine ha mostrato un impatto su ansia e depressione, problemi somatici, problemi di attenzione e comportamenti di violazione delle regole oltre a un’associazione significativa a diversi tratti psicologici riconducibili all’autismo. Si tratta di indicazioni precoci che non costituiscono la malattia ma sono importanti per fare prevenzione in fase precoce ed evitare la patologia

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