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ILVA, PARTE L’EPOCA MITTAL. OFFENSIVA DEGLI AMBIENTALISTI: “8 MLN TONNELLATE AUMENTERANNO EMISSIONI”

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Ilva. Dopo l’approvazione a larghissima maggioranza da parte dei lavoratori dell’accordo con il Mise, all’interno del gruppo siderurgico Ilva prende avvio oggi l’epoca di Arcelor Mittal, il primo produttore mondiale di acciaio vincitore della gara di aggiudicazione a giugno 2017.

“Sicuramente chiederemo – annuncia Antonio Talo’, segretario Uilm Taranto – una riunione per iniziare la discussione area per area”.

Da definire, e poi applicare, sono le regole e norme che dovranno disciplinare il passaggio dei 10.700 lavoratori previsti dall’intesa al Mise da Ilva in amministrazione straordinaria ad Arcelor Mittal.

“Dando per scontato che entro ottobre i 10.700 siano stati individuati e che ciascuno abbia fatto la transazione individuale preliminare per il passaggio dall’Ilva a Mittal (8200 per il solo sito di Taranto) – spiega ancora Talò – i lavoratori interessati andranno a libro paga di Mittal con la formula del distacco da Ilva in amministrazione straordinaria. Il distacco durerà almeno tre mesi. Dopo questo periodo, verranno presi in carico da Mittal a tutti gli effetti. La restante parte rispetto ai 10.700 assunti totali da Mittal, ovvero circa 2.600 unità, continuerà invece ad essere dipendente di Ilva in amministrazione straordinaria e retribuita da quest’ultima”.

“Nel frattempo – aggiunge  poi il segretaio Uilm – dovremo aprire subito la procedura della Naspi per avviare il capitolo degli esodi volontari, incentivati e agevolati, visto che e’ una delle misure dell’accordo”. Si stima che tra le 2000 e le 2500 persone possano essere potenzialmente interessate all’uscita anticipata dietro bonus.

Accanto al passaggio dei lavoratori da Ilva a Mittal, all’ordine del giorno ci sono le misure del piano ambientale, soprattutto per quel che riguarda il futuro aumento di produzione del siderurgico di Taranto da 6 a 8 milioni di tonnellate annue.

Legambiente, così come l’Arcidiocesi di Taranto e l’ex dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, ha manifestato critiche su questo e chiesto l’intervento del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Nello specifico, Legambiente chiede “che si proceda alla valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario connesso ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido. Non c’è nulla che impedisca al ministro di effettuarla e solo i suoi esiti – si sostiene – potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell’impianto sulla salute dei cittadini di Taranto”.

“Attualmente Ilva – spiega il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti – produce acciaio liquido per 4,8 tonnellate/anno (dati ufficiali 2017). Quindi, anche se Arcelor Mittal taglierà, come dichiara, il 30% delle polveri delle emissioni convogliate, con l’aumento produttivo a 8 milioni di tonnellate/anno avremo un aumento di polveri del 16% in flusso di massa annuo rispetto al 2017″.

Per Marescotti, “questo calcolo vale per le emissioni convogliate. ArcelorMittal – sottolinea – non dichiara invece di quanto vuole tagliare le emissioni non convogliate (come quelle della cokeria) che sono le più pericolose”.

Secondo l’ambientalista poi, “emergono pian piano i dettagli di una operazione propagandistica del governo ai danni della popolazione esposta all’inquinamento. La situazione è ancora peggiore per le emissioni di CO2 dall’Ilva. Parliamo delle emissioni che provocano lo scongelamento dei ghiacci e l’innalzamento dei livelli dei mari, a causa del surriscaldamento climatico”.

I tagli “del 15% delle emissioni di CO2, promessi da ArcelorMittal – attacca Marescotti – e dal suo fedele governo, non compensano assolutamente l’incremento produttivo del 66% da 4,8 a 8 milioni di tonnellate anno di acciaio liquido, incremento che il Ministero dell’Ambiente intende concedere a condizioni facilitate rispetto al piano ambientale precedente.
L’Ilva, con le sue centrali energetiche, e’ la maggiore fonte di emissione in Italia di CO2 assieme alla centrale a carbone di Cerano”.

Rilancia l’offensiva anche il governatore di Puglia, Michele Emiliano, che chiede al Governo una scelta netta in favore della decarbonizzazione della produzione allo scopo di tagliare in modo efficace le emissioni inquinanti.

“Adesso la fabbrica va decarbonizzata e trasformata nell’esempio italiano di come si gestisce un’acciaieria senza ammazzare la gente – chiede il presidente della Regione Puglia – altrimenti dovrò fare la stessa fortissima opposizione che ho fatto a Calenda. Questo Di Maio lo sa”.

 

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