Ilva. “Il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”.

È quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, condannando l’Italia al pagamento di un risarcimento di 5mila euro nei confronti di ciascun ricorrente.

Secondo i giudici della Corte, l’Italia non proteggendo i cittadini di Taranto che vivono nelle aree colpite dalle emissioni tossiche dell’impianto dell’ex Ilva, ha violato il diritto al rispetto della vita privata e alla vita familiare (articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) ed il diritto a un rimedio efficace (articolo 13 della stessa Convenzione).

Accogliendo così il ricorso presentato da 182 cittadini tarantini per i danni che essi dicono di aver subito a causa delle emissioni dell’Ilva.
La Corte di Strasburgo indica inoltre che le misure per assicurare la protezione della salute e dell’ambiente devono essere messe in atto il più rapidamente possibile.

La sentenza di oggi, chiude una vicenda iniziata nel 2013 e nel 2015, anni in cui sono stati presentati i ricorsi a Strasburgo da parte di 180 cittadini residenti nel rione Tamburi, il quartiere di Taranto praticamente attaccato all’acciaieria.

Nel ricorso del 2015, i ricorrenti lamentavano “la mancata predisposizione da parte delle autorità italiane di un quadro normativo e amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli sulla vita e sulla salute dei residenti derivanti dal grave e persistente inquinamento causato dall’Ilva”.

I ricorrenti, inoltre, hanno censurato “la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti cosiddetti “salva Ilva” con cui il Governo ha mantenuto in funzione l’impianto in spregio delle decisioni della Magistratura volte
a sospendere l’attività del siderurgico a tutela della salute e dell’ambiente”.
“L’Ilva, acquistata dall’Arcelor Mittal, ha firmato un contratto con lo Stato italiano. Questo contratto va rispettato” – ha commentato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a margine di un convegno sui rifiuti alla Camera.
“Noi abbiamo l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) – osserva Costa – che è il braccio operativo del ministero dell’Ambiente, che è presente settimanalmente lì, e abbiamo le relazioni che produce. E io dico che o rispettano il contratto o rispettano il contratto“.

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