IKEA, svolta Green: niente più plastica a uso singolo, obiettivo 100% sostenibile

IKEA si impegna a diventare un business circolare entro il 2030, riducendo a zero i rifiuti generati e riciclando i propri scarti.Ad un anno dall’inizio del progetto sentiamo dal Direttore della Sostenibilità Lena Pripp-Kovac com’è la situazione.

Il gigante dell’arredamento svedese IKEA ha annunciato l’anno scorso che progetta di rendere tutti i loro prodotti compatibili con i principi dell’economia circolare(zero scarti, riuso completo delle risorse,zero emissioni) entro il 2030. L’azienda userà quindo solo materiali rinnovabili o riciclabili attraverso tutto il processo di produzione, e tutti i loro prodotti saranno completamente riciclabili.

Nato col nome di People and Planet Positive, il progetto è stato lanciato a giugno del 2018, con il primo report uscito all’inizio di quest’anno.

Lena Pripp – Kovac, che è il Direttore della Sostenibilità di IKEA, è la persona a capo e la mente ideatrice di questo progetto.

L’obiettivo è la rimozione completa degli scarti“, ha spiegato Pripp – Kovac in una intervista a Dezeen.Sarà un lungo viaggio, ma è anche eccitante.”

Le persone hanno bisogno di dormire, le persone hanno bisogno di mangiare e e di giocare”, continua,” come possiamo fare tutte queste cose sempre sprecare?”

IKEA l’anno scorso ha generato 38.8 miliardi di euro di ricavi sulle vendite nei 422 negozi in più di 50 città. L’azienda conta per lo 0.1% di tutte le emissioni di gas serra del mondo, se si include il processo dall’inizio, l’acquisizione di materie prime, fino all’uso dei prodotti da parte dei clienti.

Per economia circolare si intende quella che elimina gli scarti e l’inquinamento prodotto. Se l’intera economia globale diventasse circolare, la società umana potrebbe vivere senza privare il pianeta delle sue risorse e senza distruggere gli ecosistemi.

La mossa di IKEA viene in un periodo in cui anche altre grandi aziende stanno aderendo, o progettano di entrare, nell’economia circolare, tra cui Adidas e il colosso dell’abbigliamento Zara.

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IKEA ha settato i loro obiettivi e come intende raggiungerli nel report sulla sostenibilità pubblicato lo scorso anno.

Abbiamo intenzione di cambiare totalmente il nostro modo di fare business“, spiega Pripp-Kovac.

Bisogna preparare i nostri fornitori all’economia circolare, continua. “Non è solo alla fine del processo che si diventa circolari, devi guardare il processo dall’inizio alla fine.”

L’azienda revisionerà il processo anno per anno per i prossimi 11 anni, pubblicando un report ufficiale ogni due anni.

Vogliamo fare tutto alla luce del sole.Vogliamo che tutti sappiano quello che stiamo facendo e come lo stiamo facendo“, racconta la Pripp-Kovac.

Al momento il 60% dei prodotti IKEA sono fatti di materiale rinnovabile e il 10% contiene materiale riciclato.

Il cambiamento richiederà “mosse molto importanti”. IKEA si impegna a ridurre le sue emissioni, mantenendo la crescita del business.

Per raggiungere l’obiettivo la compagnia dovrà ridurre le emissioni di CO2 del 15% attraverso l’intera catena di produzione di IKEA entro il 2030. Questo è l’equivalente di ridurre la traccia di emissioni di ogni prodotto del 70%.

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Credo che la parte più importante sia capire quanto effettivamente stiamo cambiando. Non è solo l’aumentare la quantità di materiale riciclato, o mettere un cestino fuori dal negozio. Questo è solo un punto di partenza, ma cosa possiamo fare dopo?”

Per i clienti cambierà totalmente il modo di acquistare e consumare i nostri prodotti. È un cambiamento epocale.Stiamo tutti cambiando, anche la società stessa cambia” continua il Direttore della Sostenibilità.

I materiali necessari per i prodotti IKEA sono la principale fonte di emissioni dell’azienda, fornendo il 36,4% di tutta la CO2 rilasciata nel processo produttivo, per questo il bersaglio principale del progetto di emissioni zero sono proprio le materie prime.

La sfida sulle materie prima è la più complessa e al tempo stesso la più eccitante; la soluzione migliore è assicurarci di usare solo materiale riciclato. Dobbiamo lavorare in coordinazione con i nostri fornitori. Ci sono cose per cui dobbiamo lavorare insieme ad altre realtà, per esempio dobbiamo studiare quanto materiale riciclato è disponibile al momento,” spiega la Pripp-Kovac.

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“I nostri fornitori sono all’avanguardia nel trovare nuove soluzioni, e per questo ci fidiamo di loro.”

All’inizio del progetto l’azienda ha mappato tutti i suoi materiali di scarto a livello globale, che potranno essere usati come risorse future.È stata creata anche una “roadmap” per ogni materiale usato, per identificare i margini di miglioramento.

Per esempio, il legno è la principale materia prima nella maggior parte delle forniture di IKEA, quindi l’azienda ha iniziato a creare foreste di pioppi a crescita rapida e completamente sostenibile in Slovacchia fin dal 2016, da utilizzare come fonte sostenibile di legno.In più stanno sviluppando un collante sostenibile, un altro componente essenziale per i prodotti IKEA.

Una delle priorità del primo anno del progetto è stato il passaggio al poliestere riciclato.

È stato il primo passo, da dove è iniziato tutto. Puntiamo ad arrivare al 100% di poliestere riciclato usato nel 2020,” spiega la Pripp-Kovac.

Sorprendentemente il trasporto dei prodotti contribuisce in maniera relativamente bassa alle emissioni, arrivando al 3,9% del totale.

Si, il trasferimento delle merci è importante, ma sappiamo anche che contribuisce alle nostre emissioni in maniera relativa.Quindi si,è nella nostra agenda, ma al momento non è una priorità.

Alcuni obiettivi del progetto verranno raggiunti molto prima del 2030, come l’eliminazione della plastica a uso singolo nei negozi IKEA, che sarà attuata a livello globale a gennaio prossimo.

Secondo la Pripp-Kovac, cambiare il comportamento delle persone è importante tanto quanto cambiare l’economia globale.

Sappiamo che è un cambiamento epocale.Stiamo tutti cambiando.La società stessa sta cambiando.Se vuoi creare qualcosa di nuovo, devi essere ottimista sul risultato, ma sapere anche che la sfida sarà lunga e difficile,” conclude la Pripp- Kovak.

 

 

 

 

 

 

 

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