Idroponica, coltivazione hi-tech a basso impatto ambientale. Ecco la più estesa d’Europa

Agricoltura hi-tech.  E’ partita ad aprile la produzione nel “floating system park” più esteso d’Europa. Insalate coltivate su pannelli galleggianti sull’acqua, all’interno di 13 ettari di serre hi-tech, a Savio di Ravenna. L’idroponica come risposta ai problemi dei cambiamenti climatici: colture a basso impatto ambientale ed elevata qualità.

E’ partita ad aprile, dopo sei anni di studi di settore e trasferte all’estero presso aziende già esistente, la produzione di quello che è il “Floating system Parkpiù esteso d’Europa.  Un parco idroponico meccanizzato al 99%, dove si producono insalate di diverse specie, fuori campo, su pannelli galleggianti sull’acqua arricchita di macroelementi, all’interno di serre. Il risultato è una produzione a basso impatto ambientale e di elevata qualità.

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Avviene vicino Ravenna, nell’Azienda agricola “Valle Standiana”, a Savio di Ravenna,  su un area di 13 ettari all’interno di un fondo di proprietà di 100 ettari, collocato nell’area protetta del Parco Regionale del Delta del Po. Qui all’interno di serre hi-tech, si producono diverse specie di insalate, commecializzate con il marchio “Ninfa“, per l’80% sul mercato italiano e per il 20% sui mercati esteri. Il metodo di produzione, fuori campo, permette di ottenere un prodotto dalle qualità organolettiche e dalla vita commerciale superiori a quelle tradizionalmente coltivate in campo. Il tutto grazie anche all’assenza di  diserbanti e all’impiego minimo di sostanze chimiche (si fa ricorso solo a piccoli interventi mirati di lotta integrata, con molecole fungicide e insetticide a basso impatto ambientale).

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La tecnica idroponica – spiega l’imprenditore riminese Gianluca Rossi, titolare dell’azienda –  considerata a torto innovativa, risale in realtà a diversi secoli fa. Grazie al floating system può vantare molteplici benefici, sia nei confronti dei consumatori, garantendo la massima salubrità e sicurezza alimentare del prodotto, che dell’ambiente, riducendo al minimo l’impronta lasciata su di esso”.

Le coltivazioni fuori suolo, quali appunto quelle ottenute mediante l’idroponica, costituiscono una risposta ai problemi legati ai cambiamenti climatici, grazie al loro basso impatto ambientale. Esse “permettono di risolvere i problemi legati al cambiamento climatico, permettono di risparmiare acqua e riducono il rischio di inquinamento e sono in grado di mantenere i posti di lavoro”, così Renzo Piraccini, presidente di Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta, in corso a Rimini dall’8 al 12 maggio 2019, a “la Stampa”.

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E proprio i cambiamenti climatici e i rischi ad essi legati sono sono stati al centro della riflessione dell’azienda ravennate, come spiega infatti Gianluca Rossi: “tutto è iniziato sei anni fa quando ci siamo interrogati su come affrontare i rischi produttivi legati ai cambiamenti climatici e le patologie legate alle coltivazioni in campo aperto. E ci siamo anche chiesti come migliorare le condizioni di lavoro”.

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Il floating system come metodo per produrre di più sfruttando meno suolo ed acqua, senza diminuire la forza lavoro. Per il raccolto di quest’anno, dalle serre hi-tech si attendono “circa 4 mila tonnellate con 9 milioni di piante – fa sapere il titolare – ma la potenzialità è sicuramente superiore. Per produrre con la coltivazione tradizionale la stessa quantità di prodotto servirebbero 180 ettari. Noi ne usiamo 13 risparmiando tra il 70 e l’80% d’acqua“. L’innovazione ha permesso di mantenere stabile la forza lavoro, di eliminare i diserbanti

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