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HELENIO HERRERA. 20 ANNI DALLA SCOMPARSA DEL “MAGO”

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Roma. Sono oramai passati venti anni dalla morte di Helenio Herrera detto “Il Mago”, uno dei migliori allenatori della storia del calcio (se non il migliore), che guidò dal 1960 al 1968 quella che fu poi divenne la Grande Inter.

Nato a Buenos Aires nel 1910 da famiglia umile, Herrera ebbe una discreta carriera da calciatore vincendo una Coppa di Francia nel 1942, ma quello che lo portò in auge fu la grandiosa carriera da allenatore, che lo condusse al timone di squadre come Barcellona, Atletico Madrid, Inter e Roma con le quali conquistò ben 16 trofei.

Un Palmarès unico come il personaggio.

Soprannominato “Il Mago” per originale e moderna tattica di gioco che portava in campo, e non solo, Herrera fu molto più di un semplice allenatore.

Cultore dello Yoga, del Buddhismo, della cura del corpo, personaggio fascinoso, dall’eloquio fluente, fu ovviamente anche un grande tombeur de femme tanto che nel suo periodo romano la storia d’amore con Fiora Gandolfi, che poi divenne sua moglie, riempì tutti i rotocalchi di fiumi di inchiostro.

Celebri rimarranno per sempre gli allenamenti personalmente guidati e i ritiri  con la squadra quando obbligava i propri giocatori a curare il proprio fisico, a controllare l’alimentazione, perfino a studiare l’inglese e a confrontarsi con gli avversari della domenica, riempiendo lo spogliatoio di manifesti  dei giocatori avversari e di cartelli che incitavano alla lotta e a non arrendersi mai.

Una filosofa di vita, e di allenamento ossessivo, avanti anni luce rispetto alla realtà, che nell’incredulità generale portò i sui frutti (ed innumerevoli vittorie).

Herrera era molto più di un direttore tecnico e fu per questo che Moratti, presidente dell’Inter dal 1955 al 1968, lo volle alla sua squadra a tutti i costi.

Herrera aveva una sua filosofia cui mai venne meno. La prima era che i suoi ordini non si discutevano, né che le sue regole potessero essere infrante.Per questo, quando si rese conto che Valentino Angelillo, il goleador dell’Inter che pure aveva vinto la classifica cannonieri con 33 gol, voleva far di testa sua, lo fece vendere alla Roma e ingaggiò Luisito Suarez, il galiziano che avrebbe fatto la fortuna dei colori nerazzurri.

Mai una scelta fu più giusta. Sotto la sua guida il club vinse 3 campionati, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. La grandezza di Herrera fu, oltre che alla qualità del gioco e alla determinazione che riusciva a infondere nei giocatori, anche una innata capacità di talent scout. Tantissimi giovano dovranno a lui il salto di qualità decisivo e se ne avvantaggiò la stessa Nazionale azzurra che uscita con le ossa rotte dalla disfatta coreana ai Mondiali del ’66, seppe attingere a tanti di quei ragazzi lanciati dal mago. E quanddo HH decise di lasciare l’Inter per passare alla Roma si portò dietro tutta una nidiata di ragazzi, Bet, Santarini, Cappellini che per anni avrebbero giocato ad alto livello.

Ma soprattutto a Helenio Herrera si deve il lancio del giovane Sandro Mazzola, di Giacinto Facchetti e Mariolino Corso  che avrebbero poi contribuito insieme al portiere Sarti, al  roccioso Tarcisio Burgnich che la Juventus aveva bocciato, e a Armando Picchi (forse il più grande “libero” del calcio italiano insieme a Scirea) che fece prendere dalla Spal, a comporre il mosaico di una squadra che con l’aggiunta del mediano Bedin e di due assi stranieri, il saettante Jair e il funambolico Joaquim  Peirò, sarebbe diventata imbattibile.

Una squadra indimenticabile, per il gioco, per l’atteggiamento portato in campo, per la supremazia incontrastata che ebbe per parecchie stagioni e per il simbolo che divenne, tanto che a tanti anni dalla scomparsa del suo condottiero, il sindaco di Milano Sala, ha deciso di intitolargli un giardino.

Ma tutti questi successi non arrivarono solo grazie alla filosofia di vita che Helenio trasmise ai suoi giocatori. Celebre divenne lo slogan che urlava in campo. “Taca la bala!” ovvero “attacca la palla” divenne un mantra per gli interisti, il cui unico obiettivo era quello di pressare gli avversari lasciandoli senza spazio e tempo necessari alla costruzione di gioco. Questa idea portò una reale rivoluzione nel calcio non solo italiano, ma internazionale, tanto che il calcio moderno non potrà mai più prescinderne.

Pressing e atteggiamento di squadra solo argomenti all’ordine del giorno in tutti i programmi sportivi, nonché in tutte le interviste post-partita degli allenatori, che tentato di emulare le gesta di Helenio Herrera, che per tutti resterà per sempre il Mago.

 

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