È iniziata in Russia la censura degli organi di informazione e dei social media. Mentre le testate giornalistiche internazionali fuggono dal paese per paura di ripercussioni, Putin ha deciso di chiudere Facebook e Twitter, colpevoli di “diffondere fake news sulla guerra”.

Non si placa la tagliola censoria del presidente russo Vladimir Putin. Dopo aver costretto a chiudere tutte le tv e radio indipendenti, il presidente ha chiuso l’accesso nel paese ai principali social media, ovvero Facebook e Twitter, mentre resta ancora attivo il social media cinese TikTok.

 

 

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Le due piattaforme secondo Putin sarebbero colpevoli di “propagandare disinformazione sulla guerra in Ucraina”. Tutto questo pochi giorni dopo la dichiarazione dei due social che avrebbero censurato tutte le fake news provenienti dal cosiddetti troll russi, che da anni diffondono mala informazione cercando di veicolare l’opinione pubblica.

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Come se non bastasse qualche giorno fa è stata approvata la legge sulla disinformazione, che punisce da 1 a 15 anni di carcere chi secondo il regime si macchia di “spargere falsità” sul conflitto ucraino.

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Per evitare ritorsioni le principali testate internazionali, dalla CNN alla BCC hanno deciso di interrompere le trasmissioni in Russia e di far rientrare tutte le troupe e i giornalisti dal paese.

Tutto questo consente al momento a Putin di avere in mano la totalità dell’informazione, con le principali testate televisive e giornalistiche di fatto in mano al governo.

 

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