Sul mercato di Amsterdam toccati i 114 euro a megawattora

Alla fine Putin ha attaccato. Quando a Mosca erano le 6 del mattino (le 4 in Italia), il presidente russo è comparso in tv per dire alla nazione (e al mondo) che la guerra in Ucraina stava per iniziare.

L’inizio della guerra tra Russia e Ucraina significa – come conseguenza immediata – l’acuirsi della crisi energetica che da diversi mesi sta colpendo l’Italia e l’Europa intera.

Dopo l’attacco di Mosca a Kiev, il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam è salito fino a un massimo del 30%, a 114 euro al megawattora. E non si ferma neanche la corsa del petrolio, con il Brent che sfonda i 100 dollari nelle ore dell’attacco.

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Guerra russo-ucraina, il prezzo del gas è destinato a salire

Saranno giornate difficili, le prossime, sul fronte della crisi energetica. Tanto in Italia quanto nel resto d’Europa.
Nel Vecchio Continente, circa la metà del gas importato è russo. La diminuzione delle forniture di gas russo verso l’Europa a partire dalla fine del 2021 hanno dato origine all’aumento dei prezzi dell’energia sul mercato internazionale e, di conseguenza, al fenomeno del caro-bollette.

La guerra tra Russia e Ucraina e dunque la tensione tra Putin e l’Europa non potranno che acuire il fenomeno. L’Italia, poi, pagherebbe maggiormente la crisi perché è uno dei Paesi che più dipende dalle importazioni da Mosca.

Un altro tassello importante del puzzle della crisi ucraina riguarda le sanzioni economiche europee alla Russia. Con l’attacco di questa mattina a Kiev da parte della Russia, Bruxelles potrebbe decidere un inasprimento delle sanzioni economiche già scattate nei giorni scorsi. Questo potrebbe portare ad un ulteriore stretta nell’approvvigionamento di gas da Mosca verso l’Unione europea che dunque sarà costretta a guardare altrove – e in fretta – per rifornirsi di gas e dunque evitare il blocco della produzione industriale europea.

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Possibili alternative alla crisi energetica: gas liquefatto, produzione interna e rinnnovabili

All’Europa, dunque, non resta altro che guardare ad alternative immediate per scongiurare lo scenario peggiore (la chiusura dei rubinetti energetici da parte di Mosca).

L’Unione europea sta guardando al cosiddetto gas liquefatto. Si tratta di gas naturale che, dopo opportuni trattamenti, viene portato alla sua forma liquida così da essere trasportato via nave e poi, arrivato a destinazione, trasformato nuovamente nella sua forma gassosa e pronto per essere utilizzato.

In questo modo l’Europa potrebbe rifornirsi da mercati come gli Stati Uniti e l’Australia oltre che da diversi Paesi dell’estremo oriente dai quali non si è mai rifornita per l’assenza di tubature.

Ma non esiste alcuna possibilità di sostituire interamente il gas russo con quello liquefatto proveniente da altri mercati. Per questo bisogna guardare a un mix energetico “d’emergenza”.

In Italia il primo intervento previsto dal governo per limitare la dipendenza dalla Russia riguarda il potenziamento della produzione interna.

Nuove trivellazioni che, però, richiederebbero diverso tempo per adeguare gli impianti e portare la produzione interna dai 3 miliardi di metri cubi di gas estratti attualmente ai 6 miliardi che rappresenterebbero il limite massimo al quale il governo guarda.

Il rischio, poi, è che l’Italia presa dalle tensioni internazionali guardi alle fonti fossili e si dimentichi di un’altra crisi: quella climatica. È dunque necessario che sin da subito si intensifichino gli investimenti sulle fonti rinnovabili. Un modo per renderci autosufficienti sul fronte dell’approvvigionamento energetico e per mettere al riparo i produttori dai rincari energetici.

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