Clima

Groenlandia, gli scienziati confermano lo scioglimento della calotta glaciale

Condividi

Un team di scienziati ha confermato lo scioglimento della calotta glaciale in Groenlandia nel 2019, spiegando che si è verificato a causa della creazione di zone ad alta pressione come conseguenza dei cambiamenti climatici.

Uno studio ha confermato il drammatico scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia dell’estate del 2019, principalmente dovuto a una zona di alta pressione sulla regione. La cortina di ghiaccio si è sciolta ad un tasso record nel 2019, molto più velocemente della media del decennio precedente. I dati suggeriscono che solamente nel mese di luglio la superficie di ghiaccio sia diminuita di 197 gigatonnellate, l’equivalente di 80 milioni di piscine olimpioniche.

Clima, il ghiacciaio più profondo a rischio: si è ritirato di 5 km in 22 anni  

Gli esperti ora sono riusciti ad esaminare i livelli di scioglimento con maggior dettaglio. Secondo i dati l’alta pressione è durata per 63 dei 92 giorni d’estate, più del doppio rispetto alla media di 28 giorni tra il 1981 e il 2010. Un dato simile è stato registrato nel 2012, uno degli anni peggiori per quanto riguarda lo scioglimento. Il team sostiene che i modelli climatici dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) non prendano in considerazioni queste condizioni insolite. Se tali zone ad alta pressione dovessero diventare una caratteristica annuale, lo scioglimento in futuro potrebbe raddoppiare rispetto alle previsioni. “Questo scioglimento mostra che abbiamo bisogno di cambiare urgentemente il nostro stile di vita per evitare il riscaldamento globale perché anche se le proiezioni più drastiche si stanno rivelando troppo ottimistiche per l’Artico” ha spiegato il dottor Xavier Fettwei, coautore della ricerca, aggiungendo che queste condizioni climatiche sono state causate dal riscaldamento globale.

Groenlandia, il ghiaccio si sta sciogliendo più velocemente del previsto

Pubblicando lo studio sulla rivista Cryosphere, Fettweis e il suo collega Marco Tedesco del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University hanno spiegato di aver utilizzato i dati satellitari, i modelli climatici e i modelli metereologici per esplorare lo scioglimento della superficie della cortina di ghiaccio lo scorso anno. Tra le scoperte il fatto che il 96% della calotta solare abbia subito uno scioglimento rispetto al 64% in media del periodo tra il 1981 e il 2010. Il bilancio di massa del ghiaccio, la quantità di ghiaccio che la calotta ottiene da piogge e nevicate meno la quantità persa attraverso il deflusso del ghiaccio sciolto e l’evaporazione, era solo di 54 Gt l’anno, circa 320 Gt l’anno in meno rispetto alla media dei decenni precedenti. Si tratta del calo più grande mai registrato. Le analisi dimostrano che questo livello possa essere legato ad un numero di fattori, tra cui il livello delle nevicate e dei raggi solari.

Coronavirus, stop ricerche sui cambiamenti climatici: si rischia di perdere 5 anni di risultati

Il dottor Poul Christoffersen, dello Scott Polar Research Institute di Cambridge ha accolto la ricerca, sostenendo che solo il 2012 sia stato peggiore in termini di scioglimento: “Chiaramente questa ricerca mostra che gli eventi di scioglimento stanno diventando sempre più frequenti. In questo senso lo scioglimento può essere visto come un evento naturale esasperato dai cambiamenti climatici”. Il professor Andy Shepherd dell’Università di Leeds ha dichiarato che la perdita del bilancio di massa del ghiaccio superficiale è preoccupante. “Se dovesse scendere sotto lo zero, la calotta glaciale potrebbe non essere più praticabile perché ogni anno perde più ghiaccio di quanto guadagna. Anche se il ghiacciaio dovesse smettessero di fluire, il che non accadrà, ciò significherebbe che la calotta glaciale non potrà sopravvivere“.

(Visited 102 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago