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Groenlandia, il ghiaccio si sta sciogliendo più velocemente del previsto

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Il ghiaccio in Groenlandia si sta sciogliendo più velocemente del previsto, minacciando centinaia di milioni di persone con le inondazioni e generando un impatto irreversibile sul nostro pianeta.

Il ghiaccio in Groenlandia si sta sciogliendo sette volte più velocemente rispetto agli anni Novanta. Questo vuol dire che il livello del mare si alzerà di 67 cm entro il 2100, 7 centimetri in più di quanto previsto dai precedenti studi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). L’ aumento metterà 400 milioni di persone a rischio inondazione ogni anno, invece che i 360 milioni previsti dall’IPCC entro fine secolo. “Questi non sono eventi improbabili che hanno un impatto ridotto” ha spiegato Andrew Shepherd, professore dell’Università di Leeds e uno degli autori dell’articolo “questi impatti stanno già avvenendo e devasteranno le comunità che vivono sulle coste”.

La Groenlandia ha perso 3.8 trilioni di tonnellate di ghiaccio dal 1992 e il tasso di scioglimento del ghiaccio è passato da 33 miliardi di tonnellate negli anni Novanta a 254 miliardi di tonnellate nell’ultimo decennio. Il ghiaccio della Groenlandia contribuisce direttamente all’aumento dei livelli del mare perché è un ghiaccio che giace sulla terra, a differenza del ghiaccio che galleggia nel resto dell’Artico. Circa metà dello scioglimento è dovuto all’aumento delle temperature sulla superficie, dove nell’Artico sono aumentate maggiormente rispetto alla media mondiale, ed il resto dall’aumento delle temperature negli oceani, le cui correnti calde hanno raggiunto la Groenlandia.

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Gli oceani hanno assorbito la maggior parte del calore generato dall’impatto umano sui cambiamenti climatici e molto diossido di carbonio, ma stanno raggiungendo il limite della loro capacità. L’ innalzamento dei mari non è dovuto solamente allo scioglimento del ghiaccio ma anche all’espansione termale dei mari che si riscaldano.

La scala e la velocità con cui il ghiaccio si sta sciogliendo ha sorpreso il team di 96 scienziati, che ha pubblicato l’articolo sulla rivista Nature. L’Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise, nome sotto il quale è stato condotto l’esperimento, ha messo a confronto 26 ricerche diverse sui ghiacciai in Groenlandia dal 1992 al 2018, con dati di 11 satelliti diversi e confrontando volume, flusso e gravità grazie al supporto di esperti del Regno Unito, Nasa e dell’Agenzia Europea spaziale. Erik Ivins della NASA ha sottolineato il fatto che le scoperte si basano sull’osservazione piuttosto che dei modelli al computer.

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Mentre le simulazioni dei computer ci permettono di fare proiezioni sullo scenario dei cambiamenti climatici, le misurazioni dei satelliti ci forniscono le prime evidenze”. Il picco è stato il 2011, quando si sono sciolte 335 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Da allora, la media è scesa a 238 miliardi di tonnellate l’anno, ma questa non tiene conto di questa estate, dove è stato registrato uno scioglimento più alto del solito.

I governi si stanno incontrando a Madrid nella seconda settimana del COP25. Gli attivisti si dicono delusi dalle negoziazioni, nonostante ormai l’opinione pubblica sia fortemente toccata dall’argomento, come visto nella manifestazione di Fridays for Future di venerdì scorso nella capitale spagnola.

Rachel Kennerly, attivista di Friends of the Earth ha detto “siamo in una emergenza climatica, l’impatto è più veloce ogni giorno. Quest’ultima ricerca mostra ancora più evidentemente che abbiamo bisogno di azioni concrete, non di parole. I governi devono smettere di nascondersi, tagliare concretamente le emissioni e fornire aiuto alle persone che stanno già sperimentando gli effetti dei cambiamenti climatici”.

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L’IPCC rappresenta l’eccellenza per quanto riguarda la scienza climatica ma gli esperti sono preoccupati che lo studio non prenda in considerazione il raggiungimento di un “punto di non ritorno” oltre il quale lo scioglimento diventi una catastrofe irreversibile. Louise Sime, uno scienziato climatico del British Antarctic Survey ha spiegato: “Questa scoperta dovrebbe essere preoccupante per tutti coloro che saranno colpiti dall’innalzamento dei mari. Se questo tasso di scioglimento rimane costante, è possibile che il punto di non ritorno venga raggiunto prima di quanto pensiamo”.

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