Il continuo aumento delle temperature oceaniche si sta rivelando una seria minaccia per la calotta polare della Groenlandia. Gli scienziati dell’Università della California e il Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno quantificato per la prima volta l’impatto del riscaldamento delle acque costiere sui singoli ghiacciai nei fiordi della Groenlandia.

I ricercatori della missione Oceans Melting Greenland (OMG) hanno analizzato oltre 200 ghiacciai di una delle isole più grandi al mondo, utilizzando navi e aerei. Hanno scoperto che tra il 1992 e il 2017 sono stati almeno 70 i ghiacciai, situati in profonde vallate, che hanno rappresentato la massiccia perdita di ghiaccio della Groenlandia.

I ghiacciai che si trovano in quelle profondità sono i più soggetti a processi di cambiamento e talvolta di scioglimento, in seguito a un’erosione che parte dal basso e risulta dal mix di acqua calda e salata.
Dalle ricerche, però, è risultato anche che i blocchi di ghiaccio che si trovano più in alto non subiscono gli effetti del processo di erosione.

Antartide, le alghe rosse e verdi stanno accelerando il processo di scioglimento dei ghiacciai

L’autore dello studio e ricercatore presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, Michael Wood ha affermato: “Sono rimasto sorpreso da quanto fossero irregolari e asimmetrici; i ghiacciai più grandi hanno subito più danni e in modo più rapido di quelli più piccoli”.

I ghiacciai più grandi sono i più sensibili ai cambiamenti della temperatura delle acque e determinano la perdita di ghiaccio maggiore per la Groenlandia” ha aggiunto.

Insieme all’Antartide rappresentano le due calotte polari più grandi del pianeta. In alcuni punti il ghiaccio è spesso più di 3 km e quando grandi parti si staccano, in seguito all’erosione, vanno a formare gli iceberg, ma la perdita viene reintegrata con le nevicate.

Wang Xiangjun, il popolare ambientalista cinese è scomparso tra i ghiacciai

Lo scioglimento purtroppo è in atto dai primi anni ’90 ed ha subito una rapida accelerazione che sta provocando un significativo restringimento della calotta. I fattori che contribuiscono maggiormente sono il mescolamento di acqua salata (più pesante ed erosiva) e acqua dolce (solitamente più tiepida) e il riscaldamento globale.

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Conosciamo già da un decennio gli effetti del riscaldamento degli oceani, ma per la prima volta siamo stati in grado di quantificare il livello di erosione e di mostrare i risultati degli ultimi 20 anni”, ha dichiarato Eric Rignot collaboratore della OMG e della JPL.

Di Francesco De Simoni

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