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Greta Thunberg con gli attivisti davanti al palazzo dell’ONU: “Bisogna lottare insieme”

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Gli attivisti di Fridays For Future si sono radunati insieme a Greta Thunberg il 30 agosto davanti alla sede delle Nazioni Unite: “Non possiamo vivere in un mondo dove una sedicenne deve attraversare l’Atlantico in barca per avere l’attenzione di tutti sulla crisi climatica”, recita uno dei loro slogan.

 

 

 

È il primo sciopero del clima dopo che la teenager svedese è approdata sulle sponde di Manhattan. Greta arriva a New York dopo 15 giorni di traversata sull’Oceano Atlantico su un yatch da regata ad emissioni zero che utilizza pannelli solari e generatori a turbina subacquei.

Greta Thunberg arriva a New York dopo 15 giorni di navigazione VIDEO

Per conto di scienziati, lo yacht Malizia II raccoglie dati sull’acidificazione degli oceani, un effetto delle emissioni di carbonio.

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Al suo arrivo, a ricordarci che Manhattan è una delle aree a rischio per quanto riguarda l’innalzamento del livello dei mari, gli attivisti hanno ripetuto cantando “sea levels are rising, and so are we”, i mari si stanno sollevando, ed anche noi. Tra meno di un mese, il 23 settembre, la sedicenne parlerà al summit sul clima delle Nazioni Unite, a cui seguirà una settimana di scioperi globali.

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Gli scioperi climatici del venerdì, i famosi Fridays for Future nascono un anno fa, quando Greta (allora quindicenne) saltò la scuola per protestare davanti al Parlamento svedese. Poco meno di tre mesi dopo, a novembre 2018, più di 17.000 studenti hanno scioperato in 24 città.

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Non è stato sempre un percorso in discesa per Greta che, come noto, soffre della sindrome di Asperger, ed è nel tempo diventata bersaglio di detrattori. Più volte è stata criticata, sminuita o liquidata da giudizi vigliacchi e superficiali.

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L’ultima critica riguarda la presenza di una bottiglia di plastica sullo yatch, visibile in una foto scattata durante la traversata.

 

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Day 11. Very bumpy and wet, south of Newfoundland.

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Davanti al grattacielo dell’Onu, venerdì, lo sciopero era guidato da altre ragazze, alle quali Greta ha dato manforte in silenziosa presenza. Una di loro, Xiye, è un’adolescente di origini messicane la cui famiglia è stata costretta a lasciare la propria casa a causa di un’alluvione che ha recato danni al suo paese natio.

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Xiya ha origini indigene e dichiara che queste popolazioni da sempre hanno voluto tutelare la propria terra, invece di sfruttarla. Le parole di Xiya sono in caduta libera, non riesce a trattenere l’ardore e nemmeno il disappunto. Non vengono pronunciate per caso, però, le sue parole, poiché poco dopo una donna indigena entra in scena nel cerchio dei ragazzi. Tiene per mano una bambina e con l’altra un cartello che dice: proteggete madre natura e le popolazioni indigene.

I ragazzi non hanno microfoni. “Sarete costretti ad ascoltarci”, dice una di loro. Si inventano un modo per rimediare alla mancanza dell’amplificatore; si chiama mic check o prova microfono. Chi ha la parola pronuncia una frase alla volta e poi fa una pausa; gli altri ripetono in coro ciò che ha detto così che tutti possano sentire. Gli attivisti esortano tutti i presenti a lavorare insieme per contrastare il cambiamento climatico. Non c’è un «noi» e un «voi», bisogna lottare insieme: giovani e «adulti». Ma sono gli adulti a dover fare qualcosa.

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