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Clima, la lettera di Greta e degli attivisti: “Emissioni zero entro il 2050 è una resa”

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“Non abbiamo bisogno solo di obiettivi per il 2030 o il 2050 ne abbiamo bisogno per il 2020 e ogni mese e anno a venire”. Le parole nella lettera aperta alle istituzioni europee di 34 attivisti e Greta che sarà a Bruxelles mercoledì 4 marzo, invitata dalla Commissione UE. 

Emissioni nette zero entro il 2050 per l’Ue equivale alla resa. Significa arrendersi”. E’ quanto si legge in una lettera aperta alle istituzioni europee firmata da 34 attivisti per il clima tra cui Greta Thunberg, che domani è’ stata invitata dalla Commissione europea e dall’Europarlamento.

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Un’idea molto popolare tra i politici è di ridurre le nostre emissioni a metà entro il 2030 – si legge nella lettera – ma cosi’ avremo solo una probabilità stimata del 50% di rimanere al di sotto di un aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi“. “Anche un bambino può capire che queste probabilità sono troppo rischiose – conclude la missiva – noi, in quanto giovani che dovremo convivere con le conseguenze di questa crisi che non abbiamo creato, li riteniamo inaccettabili. E ci rifiutiamo di accettarle“. 

Tutta la lettera rivolta ai leader della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e degli stati membri

Ogni politica o legge sul clima che non sia basata sulla miglior scienza disponibile e non includa gli aspetti globali dell’equità e della giustizia climatica, i principi al centro degli accordi di Parigi, porterà più danni che benefici. Una legge del genere invierà un forte segnale sul fatto che si prendano misure reali e sufficienti quando in realtà non è così.Inoltre, suggerisce che voi, i nostri leader eletti, comprendete chiaramente la situazione in cui siamo e che si possa “risolvere la crisi climaticasenza fare alcun sacrificio. La dura verità è che né la consapevolezza né le politiche necessarie sono in arrivo. Siamo in una crisi che non è mai stata considerata come tale. Per oltre un anno e mezzo abbiamo messo da parte la nostra educazione per protestare contro le vostre inazioni. Lo scorso settembre oltre 7.5 milioni di persone in tutto il pianeta sono scese in strada, chiedendovi di unire le forze con la scienza per dare a noi un futuro migliore. Ma chiaramente questo è stato chiedere troppo.

Budget sulle emissioni

I budget sulle emissioni a rapida scomparsa sono la linea di fondo che riassume la miglior scienza climatica che abbiamo. Non importa quanto insufficienti possano essere, sono la tabella di marcia più affidabile che abbiamo per salvaguardare le future condizioni di vita del genere umano. Eppure, vengono completamente ignorati dai politici, dai media e da chi detiene il potere. Questo deve cambiare da adesso. Nessun piano, politica o impegno sarà abbastanza fin quando continuerete ad ignorare il budget sulle emissioni ad oggi disponibile.

Zero emissioni entro il 2050” per l’Unione Europea equivale ad una resa. Vuol dire mollare. Non abbiamo bisogno di obiettivi per il 2030 o il 2050. Abbiamo bisogno di obiettivi per il 2020 e per ogni mese ed anno che verrà. Perché obiettivi distanti sulle emissioni non vogliono dire nulla fin quando continueremo ad ignorare il budget sulle emissioni disponibile oggi, non in un futuro non definito. Se le emissioni dovessero continuare a rimanere al livello attuale anche per i prossimi anni, il budget si esaurirà in fretta. E fin quando non disporremo di tecnologie su larga scala in grado di ridurre le nostre emissioni dovremmo dimenticare lo zero netto o “la neutralità del carbonio”. Dobbiamo raggiungere lo zero reale. Per rispettare gli impegni presi con gli accordi di Parigi le nostre emissioni di carbonio devono scendere a zero. E la scienza ci dice che questo processo deve, drasticamente, iniziare oggi.

E dal momento che le tecnologie per ridurre le emissioni nelle quali tutti riponete la vostra fede non esistono oggi su vasta scala dobbiamo semplicemente smettere di fare certe cose. Anche se questo vuol dire cambiare la nostra economia. Questa è la spiacevole verità dalla quale non potete fuggire, non importa quanto vogliate o quanto ci proviate duramente. E più a lungo cercherete di fuggire da questa verità, più grande sarà il vostro tradimento verso le future generazioni.

Punti critici

Un’idea molto diffusa tra i politici è quella di dimezzare le emissioni entro il 2030. Ma lasciateci dire una cosa: dimezzare le emissioni rappresenta solamente una probabilità del 50% di rimanere al di sotto dell’aumento delle temperature di 1.5 C° secondo l’IPCC. E queste probabilità insufficienti non includono nemmeno la maggior parte dei cicli di retroazione, punti critici non lineari o il riscaldamento aggiuntivo prodotto dall’inquinamento atmosferico. Tuttavia, questo include l’ipotesi secondo la quale le generazioni future saranno in qualche modo in grado di aspirare centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera con tecnologie che potrebbero non esistere mai su larga scala, e sicuramente non entro i tempi necessari per rimanere in linea con gli accordi di Parigi.

E poiché questo budget è globale non include l’aspetto essenziale dell’equità. Questo vuol dire che se l’Unione Europea volesse andare contro queste probabilità estremamente sfavorevoli dovrebbe comunque fare molto di più che ridurre le emissioni del 50% entro il 2030 per compensare le emissioni prodotte nei paesi in via di sviluppo che devono poter migliorare il tenore di vita dei propri cittadini. Perché è questo che dicono gli accordi di Parigi per il quale tutti voi avete firmato. Anche un bambino è in grado di comprendere che queste possibilità sono troppo rischiose.

Noi, i giovani che dovranno pagare le conseguenze di una crisi che non abbiamo creato, lo troviamo inaccettabile. Ci rifiutiamo di accettare queste probabilità. La possibilità di limitare l’aumento delle temperature entro 1.5°C secondo l’IPCC è del 67%. Di conseguenza abbiamo meno di 340 giga tonnellate di CO2 ancora disponibili per rimanere entro questo obiettivo. Al livello attuale questo budget durerà solamente altri otto anni. E di nuovo, tenete presente che i rischi aggiuntivi legati ai punti critici e ai cicli di retroazione come l’esclusione degli aspetti dell’equità, rendono quest’opzione molto lontana dall’essere sicura.

Giustizia climatica

Questi budget non sono mai stati presi in considerazione dai politici di oggi. Non vengono mai discussi dai mezzi di comunicazione più famosi. E tuttavia, state cercando di creare leggi e politiche ignorando completamente questi budget. Fingendo che il vostro piano o la vostra politica, ignorando la scienza, possa risolvere in qualche modo la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato. Fingendo che una legge che nessuno deve seguire possa comunque essere considerata una legge. Fingendo di poter continuare a finanziare o costruire nuove infrastrutture per i combustibili fossili mantenendo scappatoie per i disastri ambientali. Fingendo che mettendo da parte l’aspetto globale dell’equità e della giustizia climatica non si metta a rischio gli accordi di Parigi. Fingendo di poter risolvere la crisi soltanto con parole vuote. Questa arroganza deve finire.

Non saremo soddisfatti se non con un percorso che ci dia la possibilità di salvaguardare le future condizioni di vita per l’umanità e la vita sulla terra come la conosciamo. Ogni altra soluzione sarebbe una resa. Questa legge climatica è una resa perché la natura non fa affari e non si possono fare accordi con la fisica. E noi non vi permetteremo di arrendervi sul nostro futuro.

Fin quando non prenderete queste cose seriamente rimarremo nelle strade. Fin quando non prenderete queste cose seriamente continueremo a sostenere la scienza. Fin quando non prenderete queste cose seriamente vi diremo di andare a casa, studiare e tornare solamente quando avrete finito i vostri compiti.

 

E intanto monta la polemica politica al Parlamento europeo per l’intervento – confermato per domani – in commissione ambiente di Greta dopo le nuove misure precauzionali in vigore a seguito dell’emergenza coronavirus.

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A chiedere spiegazioni è stato per primo, con un tweet, l’eurodeputato della Lega Antonio Maria Rinaldi. “Vorrei sapere, da membro del Parlamento europeo, le motivazioni per le quali domani e’ stato confermato l’incontro con Greta Thunberg, mentre sono stati annullati tutti gli altri eventi” ed è stato “interdetto l’accesso” all’Eurocamera “a tutti i visitatori esterni compresi assistenti locali“.

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Dal Parlamento europeo e dal presidente David Sassoli l’inspiegabile deroga alle precauzioni contro il coronavirus. Greta Thunberg domani in audizione in commissione Envi. Perché lei si’ e altri no? Attendiamo chiarimenti”, gli ha fatto eco su Twitter l’eurodeputata leghista Gianna Gancia. Sulla stessa linea anche il collega di partito Paolo Borchia.

Critiche anche da Fulvio Martusciello di Forza Italia. “Abbiamo inviato una lettera aperta con moltissime firme di parlamentari indirizzata a Sassoli per chiedere di cancellare l’eccezione che viene fatta solo per la Thunberg, il cui hearing è  l’unico non cancellato“, ha detto l’eurodeputato azzurro.

Abbiamo fermato le attività, chiesto ai tanti europei che avevano eventi in Parlamento di disdire il loro viaggio e oggi dobbiamo apprendere che si fara’ solo una eccezione consentendo a Greta di entrare da esterna in Parlamento. Cosa non si fa per un selfie! Chiediamo a Sassoli di cancellare questa profonda ingiustizia“.

Dal Pe si ricorda che anche in base alle ultime disposizioni precauzionali adottate le attività parlamentari in senso stretto – commissioni e plenaria – non si devono fermare ed è in questo contesto che la visita di Greta e’ stata confermata. L’attivista dovrà solo firmare una dichiarazione, come tutti gli esterni, in cui afferma di non essere stata in una delle zone infette negli ultimi giorno.

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