Tante promesse, pochissimi fatti. Lo dimostrano i dati di uno studio pubblicato su Plos One.

Politiche climatiche, transizione ecologica, riduzione delle emissioni, energie rinnovabili. Sono termini che abbiamo sentito pronunciare dalla politica e dall’economia, comprese le grandi compagnie petrolifere. Nei report annuali delle big del petrolio, queste parole chiave sono aumentate gradualmente col passare del tempo. Si pensi, ad esempio, alla BP, che nel report del 2009 nominava il cambiamento climatico solo 22 volte e nel 2020 lo faceva in 326 occasioni. Gli investimenti ‘green’, infatti, sono stati solo il 2,3% del totale. È quanto denuncia uno studio sul greenwashing pubblicato su Plos One, e che mette in evidenza anche le attività di Shell, Chevron e ExxonMobil.

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La prima a promettere un impegno per il clima era stata Shell, nel 2017. Poi seguirono tutte le altre. Shell e BP hanno poi investito in progetti ‘green’, ma in modo marginale e con spese per l’energia pulita sempre più ridotte col passare degli anni. Le compagnie statunitensi Chevron e soprattutto ExxonMobil, invece, quell’impegno non lo hanno assunto neanche sulla carta, mantenendo una certa reticenza a fornire dati sull’effettiva sostenibilità delle loro attività. Il greenwashing è proprio questo: tante promesse, ma nessun calo nelle estrazioni di petrolio e gas. Anzi, le riserve aumentano e le big del petrolio continuano a fare pressioni sui governi per ostacolare le trattative sul prezzo dei combustibili fossili. E cercano di garantirsi politiche fiscali favorevoli, indebolendo le normative ambientali.

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Porsi obiettivi futuri, sul lungo termine, potrebbe sembrare un attestato di sensibilità ambientale. Ma in realtà è proprio il contrario, perché sul breve termine vengono aumentate le superfici delle esplorazioni. E intanto, al pubblico vengono fornite campagne pubblicitarie ingannevoli, in cui il gas viene illustrato come energia pulita. “La transizione energetica non sta avvenendo, perché gli investimenti non corrispondono alle parole. E finché alle promesse non seguiranno le azioni, ogni accusa di greenwashing è da considerarsi ben fondata“, spiegano i ricercatori.

Greenwashing, le aziende petrolifere inquinano più di 12 anni fa

Come ha spiegato il quotidiano britannico The Guardian, la ricerca ha dimostrato che le menzioni di parole chiave legate al clima nei rapporti annuali delle compagnie petrolifere sono aumentate notevolmente dal 2009 al 2020. Ad esempio, l’uso da parte di BP del termine “cambiamento climatico” è passato da 22 nel 2009 a 326 menzioni nel 2020.

“Fino a quando non ci saranno progressi molto concreti, abbiamo tutte le ragioni per essere molto scettici riguardo alle affermazioni delle compagnie sul loro muoversi verso una direzione verde”, ha affermato il professor Gregory Trencher, dell’Università di Kyoto in Giappone, che ha lavorato alla ricerca insieme a Mei Li e Jusen Asuka della Tohoku University.

“Se davvero queste aziende si allontanassero dai combustibili fossili, ci aspetteremmo di vedere, ad esempio, un calo delle attività di esplorazione, della produzione di combustibili fossili e delle vendite e dei profitti derivanti da essi – ha continuato Trencher – ma in realtà troviamo prove del fatto che sta accadendo il contrario”.

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