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Greenpeace, la protesta durante il tour ‘Difendiamo il mare’: “Stop trivelle” davanti alla piattaforma petrolifera

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Greenpeace, prosegue il tour ‘Difendiamo il mare’. Gli attivisti hanno anche esposto uno striscione di protesta davanti ad una piattaforma petrolifera: “Stop trivelle”.

Prosegue il tour ‘Difendiamo il mare‘ organizzato da Greenpeace Italia lungo le coste dell’Adriatico. Gli attivisti hanno esposto uno striscione con la scritta “Stop trivelle” davanti ad una piattaforma petrolifera di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). La barca a vela Bamboo, messa a disposizione dalla Fondazione Exodus di don Mazzi, ha infatti fatto tappa nei pressi del giacimento Donata, uno dei progetti di perforazione che di recente hanno ottenuto il parere positivo per la valutazione ambientale da parte del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

 

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Il tour di Greenpeace ha come scopo monitorare lo stato di salute dell’Adriatico centro-meridionale e ieri la barca a vela Bamboo ha fatto tappa a Pescara, dopo essere partita il 21 giugno da Ancona. Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, non usa giri di parole: “Più che di transizione, dovremmo parlare di finzione ecologica da parte del governo. Se davvero vogliamo abbattere le emissioni di gas serra, dobbiamo fermare le nuove trivellazioni e smetterla di dire che il gas fossile è amico del clima, perché è falso. Non abbiamo tempo da perdere col greenwashing del ministro Cingolani e di Eni: in mare non deve esserci posto per le trivelle“.

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Greenpeace, da tempo, si batte per una tutela della biodiversità nell’Adriatico e per lo stop alle trivellazioni. “Parliamo di uno dei mari che soffre di più per una serie di attività pericolose, a cui oggi si aggiungono gli impatti del cambiamento climatico. Nel rapporto ‘Bombardamento a tappeto‘, considerando solo le specie ittiche di importanza commerciale, viene spiegato quanto i suoi fondali siano preziosi per la pesca. Per la sua conformazione, l’Adriatico è probabilmente il mare più pescoso del Mediterraneo“, spiega l’ong. Che poi ricorda alcuni dati: “Il settore della pesca vale 300 milioni di euro all’anno e interessa 10mila persone, senza contare altri settori come l’acquacoltura e la mitilicoltura“.

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Greenpeace Italia ha poi ricordato ancora una volta la ‘mission’ della spedizione ‘Difendiamo il mare’: “Documentare la bellezza e la fragilità dei nostri mari, denunciare come i cambiamenti climatici e l’inquinamento da plastica siano interconnessi e come producano impatti negativi sia sull’ecosistema marino che sulle comunità costiere“.

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