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Green pass, occhio a condividere le foto sui social: tutti i rischi da non correre

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Il Green pass, dopo oltre 13 mesi di pandemia, è una piccola, grande conquista. Ma ci sono dei rischi da non correre assolutamente, come quello di condividerlo sui social: ecco perché.

Il Green pass, dopo oltre 13 mesi di pandemia, è una piccola, grande conquista nella strada verso il ritorno alla normalità. Ci sono però dei rischi da non correre assolutamente, come quello di condividerlo sui social. Tutta ‘colpa’ del codice QR presente nel certificato digitale, che a occhio nudo non dice molto ma è leggibile con semplici strumenti e può rivelare tantissimi dati sensibili. Tra cui: identità, avvenuta vaccinazione, data della somministrazione delle dosi, tipo di vaccino ricevuto, infezioni passate e tamponi eseguiti, con tanto di esito. Solo per parlare dei dati principali.

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Il codice QR presente nel Green pass, infatti, non deve essere condiviso pubblicamente ma esclusivamente esibito alle forze dell’ordine e ad altri soggetti autorizzati dalla legge a chiederlo al cittadino. Questo perché le autorità, esclusivamente tramite una apposita app, possono verificare solo le informazioni necessarie alle dovute verifiche senza conservare i dati. Come spiega anche Il Giorno, il Garante della privacy avverte che ogni diverso uso è un pericolo per la sicurezza di tutti: se si lasciano nel web dati personali, tra l’altro estremamente sensibili come quelli sanitari, ci si espone al rischio di vederli usati da terzi per finalità criminali. Qualche esempio pratico: se una persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è contraria, potrebbe vedersi discriminata tramite la negazione di impieghi di lavoro stagionali o il mancato accesso a certi luoghi. Senza contare le truffe mirate o la profilazione commerciali.

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Se i dati finissero in un database venduto o vendibile, come è accaduto molto spesso in passato con quelli resi pubblici sui social, qualcuno potrebbe trarne profitto. Inoltre, la condivisione pubblica dei Green pass potrebbe facilitare la circolazione di codici QR falsi, che metterebbe a rischio l’obiettivo di circolazione sicura stabilito dai singoli governi e dall’Unione europea. Se poi proprio non si resiste alla tentazione di pubblicare una foto del certificato, è sempre bene evitare di pubblicare anche l’immagine del codice QR.

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