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Gran Bretagna, in arrivo la prima snack tax al mondo per fronteggiare le cattive abitudini alimentari

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Se ne parla da tempo, ma ora la misura sembra in dirittura d’arrivo: la Gran Bretagna potrebbe essere il primo Paese al mondo a introdurre una snack tax per fronteggiare le cattive abitudini alimentari.

Una snack tax sulle merendine, dolci o salate, realizzate con ingredienti poco salutari. La Gran Bretagna potrebbe essere il primo Paese al mondo a introdurre una misura di questo tipo, per fronteggiare le cattive abitudini alimentari come il consumo di ‘cibo spazzatura‘ e contrastare un’obesità sempre più crescente, specialmente tra le fasce più povere della popolazione. Lo riporta anche il Manchester Evening News. Il premier Boris Johnson, che da qualche tempo si è fatto portatore di una ‘crociata’ per un’alimentazione più sana (si è anche messo a dieta ed ha iniziato a fare più attività fisica), ha nominato una Commissione che dovrà studiare la nuova misura.

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A presiedere la Commissione c’è Henry Dimbleby, chef e fondatore di Leon, una catena di fast food sostenibile e salutare. La Commissione ha delineato la cosiddetta National Food Strategy, secondo cui gli snack industriali e poco salutari dovrebbero essere tassati per invogliare la popolazione ad abbracciare abitudini più sane. La snack tax dovrebbe essere applicata direttamente alle aziende produttrici (tre sterline al kg per lo zucchero e sei sterline al kg per il sale), per una stima totale di quattro miliardi di euro all’anno che andrebbero poi investiti in campagne di educazione alimentare. L’idea è anche quella di coinvolgere i medici di base per una sensibilizzazione dei pazienti.

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Non tutti, però, sembrano essere favorevoli alla snack tax. Gli stessi conservatori, che sostengono il governo Johnson, non gradiscono quella che per loro è un’applicazione del ‘nanny-state’, ovvero lo Stato-tata che indica ai cittadini come comportarsi anche sul piano delle scelte personali legate alla salute. Senza dimenticare che, seppur la tassa si applichi direttamente ai produttori, potrebbe comportare ricadute sui consumatori, con un aumento dei prezzi degli snack confezionati e di conseguenza una riduzione del potere di acquisto delle fasce più povere della popolazione.

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I dati sulle abitudini alimentari sono però drammatici: secondo una stima, il ‘cibo spazzatura‘ contribuisce alla morte di 64mila cittadini britannici all’anno, con un costo di 74 miliardi di sterline (quasi 87 miliardi di euro) che grava sul servizio sanitario nazionale. Ad oggi, in tutta la Gran Bretagna, un bambino su quattro in età pre-scolare e uno su tre alla fine delle scuole elementari sono in sovrappeso, mentre 13 milioni di adulti sono obesi. Un dato, quest’ultimo, praticamente raddoppiato rispetto all’inizio del millennio. Anche per questo, il governo britannico si affida molto alle indicazioni della National Food Strategy, che mira ad incentivare l’industria alimentare a riformulare le ricette dei propri prodotti. In tal senso, l’introduzione della sugar tax che ha costretto le aziende a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bibite gassate potrebbe costituire un esempio positivo per andare avanti su questa strada.

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