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Cibo spazzatura, la Gran Bretagna pronta a vietare gli spot in tv (mentre l’Italia attende ancora la sugar tax)

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Gran Bretagna, la proposta di legge contro il cibo spazzatura: le pubblicità in tv saranno circoscritte a determinati orari.

Gran Bretagna, la campagna contro il cibo spazzatura: dopo le prime battaglie a livello locale, anche il governo conservatore presieduto da Boris Johnson è pronto a combattere gli alimenti meno salutari. Come riporta Il Salvagente, è stato presentato un progetto di legge per vietare, nelle fasce orarie diurne, le pubblicità di cibi e bevande particolarmente calorici. Gli spot di aziende produttrici di alimenti poco salutari, quindi, potrebbero essere vietati in tv prima delle ore 21. Una mossa nell’ambito della battaglia all’obesità, sempre più diffusa nel Regno Unito, specialmente tra i bambini. Il progetto di legge, se approvato, entrerà in vigore tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 e ricorda la battaglia del sindaco di Londra, Sadiq Khan, che nel 2018 aveva proposto di vietare gli spot di McDonald’s e Coca-Cola nelle fermate della metropolitana.

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Il progetto di legge del governo Johnson è particolarmente duro e potrebbe comportare perdite pari a 600 milioni di sterline all’anno (quasi 700 milioni di euro) per le industrie del settore, oltre a mancati introiti pubblicitari per le principali emittenti televisive stimati intorno ai 200 milioni annui (circa 233 milioni di euro). Il testo, tra l’altro, è stato modificato rispetto a quello già proposto un anno fa, in seguito alle accesissime proteste dell’industria alimentare e di quella editoriale.

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In tutta Europa si cerca di adottare misure per contrastare il consumo di cibi poco salutari e la Gran Bretagna non fa eccezione. Ci sono poi paesi, come Danimarca e Ungheria, che hanno introdotto sistemi di tassazione aggiuntiva che rende più costoso l’acquisto di cibo spazzatura. Una sorta di ‘sugar tax‘, che l’Italia attende ormai da troppo tempo: la legge dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2022, ma il condizionale è d’obbligo perché aleggia sempre il rischio di nuovi rinvii.

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