Il governo dice SI alla TAV. Conte: “Bloccarla costa troppo”

Con un video postato sui social il Premier Giuseppe Conte ha anticipato il pieno sostegno alla TAV che verrà dato, in via ufficiale, venerdì prossimo. Tutto questo nonostante l’analisi costi benefici dell’opera, commissionata dal Ministero dei Trasporti, abbia dato esito negativo.

 

 

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Un post condiviso da Giuseppe Conte (@giuseppeconte_ufficiale) in data:

Il Premier ha giustificato il sì incondizionato snocciolando percentuali di co-finanziamento aumentate da parte dell’Europa senza però entrare in merito ai numeri dell’opera stessa.

Assente nel discorso una parte rilevante dell’opera: l’impatto ambientale. Conte ha sintetizzato che non fare l’opera sarebbe costato di più che farla.

Ora il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si trova su un binario morto, screditato pubblicamente dal Presidente del Consiglio o forse agnello sacrificale per il futuro del governo.

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Domani, infatti, si gioca una partita delicata al Senato della Repubblica, dove Matteo Salvini interverrà dall’emiciclo e non dai banchi del governo.

Un segnale, quello lanciato oggi, che prova a rimettere sui binari un treno deragliato in Europa dopo l’elezione del Presidente ed ex ministro Tedesco, Ursula von der Leyen con i voti determinati del M5S.

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In questo gioco politico a rimetterci saranno gli abitanti della Val di Susa che da anni si battono contro la TAV e l’ambiente che sarà compromesso per un’opera progettata 30 anni fa e forse obsoleta.

La visione di futuro è messa in disparte a beneficio di grandi manovre finanziare ma che nulla hanno a che fare con il benessere degli europei.

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In una intervista Massimo Zucchetti, docente universitario presso il Politecnico di Torino, sottolinea che con il solo 15% di scavi  ci sono già delle gravi ripercussioni come “in una valle che per anni viene trasformata in un cantiere a cielo aperto, la salute della popolazione è già stata compromessa. Infatti il cantiere ha già provocato un aumento rilevante di particolato e polveri sottili provenienti dallo smarino, oltre che un aumento considerevole di Co2 e inquinamento dovuto a lavori che dureranno altri 10 o 20 anni.”.

Senza contare la già ampiamente nota presenza nelle rocce delle Alpi occidentali di tracce di amianto e uranio, un bel rischio nel caso venissero raggiunte durante gli scavi.

“Inoltre, non bisogna dimenticare il problema dell’acqua. – aggiunge Zucchetti – Oltre a un aumento del consumo dell’acqua, che a lungo termine arriverà a raddoppiare, per comprendere gli effetti che il progetto avrà sulle sorgenti è sufficiente recarsi al Mugello, dove la costruzione del Tav che collega Firenze e Bologna ha completamente disseccato fonti e falde, obbligando la popolazione a rinunciare alle loro sorgenti e a usare le autobotti. È la stessa cosa che potrebbe accadere anche per gli abitanti della Val di Susa”.

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