Secondo il Guardian e InfluenceMap, scrivendo su Google parole chiave riconducibili alle questioni ambientali, un quinto degli annunci pubblicitari è un tentativo di greenwashing da parte di aziende con interessi nei combustibili fossili

Scrivendo “zero emissioni nette” su Google (senza collegamento a un account), il primo risultato che appare è un annuncio pubblicitario (difficilmente distinguibile dai risultati di ricerca organici) della succursale italiana di una delle maggiori compagnie petrolifere americane. Nell’annuncio l’azienda afferma di preoccuparsi del futuro dell’ambiente e di impegnarsi per lo sviluppo di energia pulita.

Un esempio di greenwashing che dimostra quanto la scoperta fatta dal quotidiano britannico The Guardian valga anche per l’Italia. I giornalisti del Guardian, infatti, insieme al think tank indipendente InfluenceMap hanno dimostrato che per alcune ricerche su google, un annuncio pubblicitario su cinque è un tentativo di greenwashing da parte di un’azienda legata direttamente o indirettamente alla produzione di combustibili fossili. 

Gli annunci pubblicitari di Google sono quei risultati che BigG restituisce dopo un tentativo di ricerca e che vengono posizionati prima della ricerca organica con l’aggiunta della scritta (poco visibile) “annunci” (oppure Ad. in inglese).

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Dunque sarebbe facile per un internauta poco attento scambiare quella pubblicità per il risultato della sua ricerca. Lo hanno intuito ExxonMobil, Shell, Aramco, McKinsey, Goldman Sachs e altre aziende legate al petrolio che dunque, secondo il Guardian, ne stanno approfittando per ripulire il proprio nome sporcato dalle loro attività inquinanti.

Lo studio effettuato da InfluenceMap e Guardian è stato effettuato con 78 ricerche effettuate con termini o frasi legati a questioni climatiche. Dei 1.600 ads totali che google ha presentato nelle 78 ricerche, più di 300 erano pubblicità della aziende petrolifere o collegate alla produzione di energia con combustibili fossili

“Google sta permettendo ai gruppi con un interesse acquisito nell’uso continuato dei combustibili fossili, di pagare per influenzare le risorse che le persone ricevono quando cercano di istruirsi – ha detto al Guardian spiega Jake Carbone, analista senior presso InfluenceMap. “Il settore del petrolio e del gas ha smesso di contestare la scienza del cambiamento climatico e ora cerca invece di influenzare le discussioni pubbliche sulla decarbonizzazione a suo favore”. 

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