GOLDEN GLOBE 2019, VITTORIA DI SARA PICHELLI CON SPIDERMAN. SCOMMESSA VINTA DA NETFLIX CON “ROMA”

Golden Globe 2019. C’è anche l’Italia in questi nuovi Golden Globe grazie alla matita di Sara Pichelli, curatrice dei disegni del nuovo cartoon della Marvel, Spider-Man Un nuovo universo. Alfonso Cuaròn vince il premio per il miglior film non in lingua inglese con Roma, già disponibile su Netflix da qualche settimana e non ancora nelle sale cinematografiche.

Classe ’83, marchigiana di romana adozione, Sara Pichelli disegnatrice e fumettista già nota in campo internazionale ha visto trionfare agli ultimi Golden Globe il “suo” Spiderman Un nuovo universo. La sua matita infatti ha collaborato alla creazione del nuovo è moderno Spiderman, dove al posto del solito infallibile Peter Parker troviamo un ragazzino non proprio infallibile, ovvero il supereroe Miles, un afro-americano dal linguaggio moderno in grado di offrire una diversa prospettiva sulla realtà americana, dove gli incroci di razza sono ormai parte integrante di una società sempre più cosmopolita.

I premi però sono solo il coronamento di un percorso a cui tutti dovremmo puntare, ovvero seguire i propri sogni, assecondare le proprie capacità. La nostra Sara iscrittasi alla Facoltà di Lingue Orientali sceglie di assecondare la sua passione per il disegno iscrivendosi ad una scuola di animazione e da quel momento il suo talento non fa altro che crescere imponendosi alla fine  nello star system del mondo dei fumetti. Acclamiamo dunque questo talento made in Italy e prendiamola come esempio per realizzare i nostri sogni. E se di sogni non ne abbiamo? Beh basta cercarli con tutte le nostre forze e magari il resto verrà da solo.

Questa epoca verrà forse ricordata come tra le più contraddittorie della storia moderna, dove tutto è il contrario di tutto e l’utilizzo della logica rischia di non portare da nessuna parte. Se da un lato oggi è possibile portare al successo un personaggio di forte integrazione come l’afro-americano protagonista di Spiderman, dall’altro troviamo l’aspra critica del regista premio Oscar e vincitore del Golden Globe di quest’anno Alfonso Cuaròn. Il regista messicano ritirando il premio ha fatto un discorso politico: “Il cinema è per costruire ponti e abbattere muri, questi nuovi volti del cinema – ha detto facendo riferimento alla sua protagonista Cleo, ispirata alla sua tata di origine india – anche se diversi ci fanno capire quanto invece sono familiari e ci fanno capire quanto abbiamo in comune. Grazie famiglia, grazie Messico” ha aggiunto in spagnolo. Alfonso Cuarón ha vinto anche come miglior regista: “Mi sento un traditore perché io non ho fatto altro che assistere alla bellissima recitazione di queste giovani attrici e perché credo che questo film sia stato diretto da mia mamma e della mia famiglia”.

Altra doverosa finestra da aprire è quella legata alla produzione e distribuzione di “Roma”. Netflix di fatto ha sovvertito tutti gli schemi a cui il cinema è stato legato dai fratelli Lumiere ai giorni nostri. Il film è di fatto disponibile sul portale della compagnia statunitense già da settimane e solo postumo arriverà anche nelle Sale, dove il costo del biglietto sarà del tutto simile al prezzo di un abbonamento mensile di Netflix appunto. Il Festival di Cannes per esempio ha vietato a qualunque opera non proveniente dal sistema distributivo internazionale convenzionale di partecipare. In pratica  vieta a Netflix di partecipare con le proprie produzioni. Il motivo è di facile comprensione, la fine delle sale cinematografiche e di tutto il suo sistema commerciale, industriale nonché culturale e sociale.

Se vista da questa prospettiva i timori dell’ambiente cinematografico mainstream siano più che giustificati, dall’altra farsi produrre un film d’autore sta diventando un’utopia. Esempio lampante il film dell’italianissimo Luca Guadagnino che nel nostro paese si è visto rifiutare la sua produzione con “Chiamami col tuo nome” perché ritenuto carente di luoghi comuni. Bene i suoi non luoghi comuni sono alla fine stati candidati a quattro Oscar. Se non ci si prende la responsabilità di lavorare sull’arte solo ed esclusivamente per motivi economici è bene che sia Netflix o chiunque altri a farlo. “Roma” è un affresco che tutti meritano di vedere e se  la modernità dovrà richiedere in sacrificio qualcosa, che siano le sue “cattedrali” e non l’arte in esse contenuta a sparire.

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