Glifosato, sentenza shock: per l’ Unione Europea non è cancerogeno

Per la corte di giustizia europea “non sussistono elementi per inficiare la legittimità sull’uso del glifosato”. Una sentenza storica su un pesticida da anni al centro di discussioni  e che è stato già bandito da molti stati europei.

La Corte di Giustizia europea ha stabilito ad ottobre che il glifosato potrà essere continuato a usare impunemente. Il caso è stato riperto, dopo una prima sentenza contrario, dalla causa presentata dal Tribunale penale di Foix in Francia dopo la protestata del gruppo ambientalista Mietitori volontari anti ogm dell’Ariège

 

 

Il gruppo ambientalista era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni di Roundup, contenente glifosato, nella città di Pamiers. Da qui è seguita la domanda di chiarimenti alla Corte Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.

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A Lussemburgo i giudici hanno passato in rassegna vari elementi della normativa. Dalla valutazione dei rischi derivanti dall’uso dei prodotti fitosanitari, alla procedura che prevede test e studi forniti dal richiedente di un’autorizzazione per l’immissione sul mercato, fino alla verifica di tali elementi da parte delle autorità competenti e l’accesso pubblico ai documenti.

 

Il risultato? Non sussiste alcun elemento capace d’inficiare la liceità dell’uso del glifosato.

Erbicida più utilizzato al mondo – conta quasi 5 miliardi di dollari di vendite – il glifosato è un diserbante non selettivo, dunque una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. Introdotto nel 1974, dalla sua immissione nel mercato ne sono state spruzzate sui campi milioni di tonnellate. Si tratta di un prodotto economico e semplice da utilizzare.

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La molecola viene sintetizzata negli anni Cinquanta nei laboratori della Cilag. Vent’anni dopo, nei laboratori della Monsanto (colosso Usa di recente acquistato dalla tedesca Bayer) è scoperta la sua azione come erbicida ad ampio spettro.

L’industria, così, lo brevetta e lo commercializza con il nome di Roundup. La sua diffusione diventa capillare con gli anni Novanta, periodo in cui la Monsanto inizia a introdurre sul mercato le prime colture geneticamente modificate, come la soia, resistenti al potente erbicida.

Dal 2001 il brevetto scade, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati non solo in agricoltura, ma anche nei prodotti per il giardinaggio e soprattutto per la manutenzione del verde. Quindi per liberare marciapiedi, autostrade e binari ferroviari dalle erbe infestanti.

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Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), inserisce il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”, quindi nel gruppo 2A. Questa sezione, subito precedente a quella che include agenti accertati come cancerogeni, riguarda le emissioni ad alte temperature di fritture, carni rosse, steroidi ed esposizioni a sostanze chimiche utilizzate nell’attività di parrucchiere. In tutto 81 agenti “con sufficiente evidenza di cancro negli animali e limitata negli uomini”.

Nel novembre 2015 l’EFSA invece pubblica una valutazione del glifosato che contrasta con la conclusione della IARC: il glifosato non sarebbe genotossico (vale a dire non danneggerebbe il DNA) e non rappresenterebbe un rischio di indurre nell’uomo il cancro. Il problema è che, come suddetto, le valutazioni dell’EFSA sembrano essere state copiate da quelle dei produttori del glifosato (ovviamente interessati a proporre il loro prodotto come “innocuo” per salute e ambiente).

 

Un tumore associato al glifosato sarebbe il linfoma non-Hodgkin. Il rischio sarebbe significativamente maggiore per chi è esposto in modo diretto all’erbicida. Quindi, sarebbe un problema per gli agricoltori. Studi dello IARC su animali e su cellule evidenzierebbero un’azione mutagenica indotta dall’erbicida: un’azione, quindi, potenzialmente cancerogena.

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In Italia il glifosato è vietato? Il Decreto ministeriale 9 agosto 2016 del ministero della Salute non mette al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato. Semplicemente, ne modifica le condizioni d’impiego.

Ad oggi, le limitazioni sull’uso dell’erbicida riguardano l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie; e l’uso in antecedente la raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.

Per tutti gli altri casi, invece, i prodotti fitosanitari contenenti il potente erbicida continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzati.

 

 

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