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Glifosato non sarebbe cancerogeno per l’EPA. Non così per l’OMS

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Glifosato, non sarebbe cancerogeno. Lo afferma l’EPA in contrasto con le posizioni dell’Agenzia sul cancro dell’OMS, che l’aveva definito a “probabile rischio cancerogeno per l’uomo”. La dichiarazione arriva dopo due condanne milionarie a carico della Monsanto, produttrice dell’erbicida a base di glifosato “Roundup”. Pareri e posizioni politiche ancora molto contrastanti.

Il glifosato, sostanza usata per combattere le erbe infestanti, sarebbe non-cancerogeno. A dirlo è l‘EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti, dopo l’esame condotto dalle autorità di controllo. “L’EPA continua a ritenere che non ci sono rischi per la salute pubblica quando viene usato il glifosato secondo le norme della sua attuale etichetta e che il glifosato non è cancerogeno“, così si è espressa l’Agenzia nei giorni scorsi. 

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L’atteso responso dell’EPA si pone in contrasto con quanto stabilito dai giudici americani, i quali  hanno riconosciuto nel glifosato un fattore determinate per l’insorgenza del linfoma non-Hodgkin. Inoltre la posizione dell’EPA contraddice quanto espresso dalla IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Quest’ultima, in un rapporto del 2015 aveva affermato che “per l’erbicida glifosato, c’è una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo per linfoma non-Hodgkin” inserendo la sostanza tra quelle a “probabile rischio cancerogeno per l’uomo“.

Il rapporto della IARC aveva aperto la strada a numerosi ricorsi giudiziari a carico della Monsanto, multinazionale statunitense, acquisita lo scorso giugno 2018 dalla Bayer, che per decenni ha commercializzato la sostanza attraverso l’erbicida “Roundup” di sua produzione.  Due di questi ricorsi si sono conclusi nei mesi scorsi con condanne a risarcimenti milionari per la Monsanto. In due differenti casi giudiziari, infatti – in cui due ammalati di linfoma non-Hodgkin, Edwin Hardeman e Dewayne Johnson, hanno chiamato ai danni la Monsanto – i giudici americani hanno decretato il glifosato quale fattore determinante nell’insorgenza del linfoma non – Hodgkin, condannando la Monsanto-Bayer a ririsarcire rispettivamente con 80 e 78,5 milioni di dollari i due ricorrenti.

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La Monsanto ha affermato che oltre 800 studi hanno dimostrato la sicurezza del glifosato, compresi studi condotti a livello internazionale. “Infatti – ha fatto sapere un portavoce della società – fin da quando la IARC ha classificato il glifosato, le autorità di controllo negli Stati Uniti, Europa, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Australia hanno riaffermato pubblicamente che il glifosato non causa il cancro”. E la Bayer che dopo la prima condanna  era detta  “delusa”, ma fiduciosa che “la scienza confermi che gli erbicidi a base di glifosato non causano il cancro“, ora  si dice ” lieta” che le autorità incaricate del controllo abbiano valutato la sicurezza dell’erbicida. 

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I ricercatori dell’Università di Washington, in una ricerca pubblicata sulla rivista “Mutation Research“, dopo aver condotto uno studio sulla sostanza, hanno affermato che il l’esposizione al glifosato aumenta il rischio di cancro del 41%, “Tutte le meta-analisi condotte fino ad oggi, inclusa la nostra, riportano costantemente la stessa scoperta chiave: l’esposizione a GBH (gli erbicidi a base di glifosato) sono associati ad un aumentato rischio di NHL”, cioè il linfoma non-Hodgkin.

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In generale i pareri sulla questione sono contrastanti,  esiste al momento una grande varietà di posizioni. Per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è improbabile che il glifosato rappresenti “un pericolo cancerogeno per l’uomo”; mentre l’Agenzia europea per la chimica (Echa) ha affermato che “le evidenze scientifiche disponibili non soddisfano i criteri necessari per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione”. L’Agenzia per la salute pubblica del Brasile (Anvisa) ha classificato il glifosato non cancerogeno; il Vietnam ha rimosso la sostanza dalla lista di quelle autorizzate. In Francia, il Ministro dell’Ambiente François de Rugy ha annunciato misure per abbandonare i pesticidi a base di glifosato entro il 2020 e per dimezzare l’utilizzo di prodotti fitosanitari entro il 2025.

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L’Unione Europea, nel 2017, ha rinnovato la concessione all’uso del glifosato fino al 2022, ma nel frattempo ha incaricato 4 Paesi comunitari (Francia, Ungheria, Olanda e Svezia) di guidare le indagini finalizzate a stendere un report sull’effettiva pericolosità del prodotto in ottica di un’eventuale revisione della concessione.

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