Secondo uno studio condotto dall’Università Statale di Milano i fiumi lombardi conterrebbero quantità di glifosato pari a 8 volte il numero consentito dalla legge

Una “massiccia presenza di Glifosato” nei fiumi della Lombardia in alcuni casi addirittura è superiore a 8 volte quella consentita.

Questi i dati raccolti da una ricerca condotta dall’Università Statale di Milano e pubblicata sulla rivista Scientific Reports.

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Lo scopo della ricerca, oltre a monitorare lo stato delle acque lombarde, anche quello di investigare gli effetti sinergici dei diversi pesticidi sull’ambiente.

I ricercatori sono partiti dai dati geolocalizzati ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione ambientale) del 2018 relativi alle sostanze inquinati presenti nelle acque della Regione Lombardia e hanno individuato le più frequenti combinazioni (cocktail) di sostanze inquinanti (generalmente di origine agricola), alcune delle quali da tempo non più consentite (come gli erbicidi Dichlorophenol e Metolachlor), altre ancora diffusamente utilizzate come, ad esempio, il glifosato, impiegato sia in agricoltura per il diserbo totale delle maggiori colture erbacee e arboree, sia nelle aree industriali e lungo le infrastrutture stradali.

Si legge nello studio: “Abbiamo osservato nove record relativi al glifosato che superano la concentrazione di 10 μg/l mentre Ampa si trova ad una concentrazione di 134 μg/l”.

Le acque più inquinate sono “soprattutto nelle aree coltivate. In particolare è interessante notare gli alti livelli di glifosato rilevati nell’area della Roggia Vignola, importante canale irriguo nei pressi del comune di Trevglio. Ampa è accumulato nell’area Nord Ovest della Lombardia, che corrisponde al territorio della provincia di Varese, dove troviamo Olona, ​​Seveso, Bozzente e Lura, quattro noti fiumi inquinati”.

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Molto spesso la presenza di glifosato e di Ampa è associato ad altri principi attivi di fitofarmaci (in particoalre Terbutilazina, Bentazon, 2,4-Diclorofenolo e Metolaclor) impiegati soprattutto nelle aree agricole.

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