La francese Générations Futures avrebbe inoltre dimostrato che sarebbero stati scelti quasi solo studi “di parte” e non accademici.

La valutazione sugli effetti sulla salute del glifosato effettuata dall’Assessment group of glyphosate dell’Unione europea non avrebbe tenuto conto del 90 percento degli studi scientifici effettuati sul tema.

A denunciarlo è stata la Ong francese Générations Futures che in un’indagine avrebbe dimostrato che delle 7.188 ricerche pubblicate e revisionate negli ultimi dieci anni, il gruppo di lavoro chiamato a redigere il rapporto sulla sicurezza dell’erbicida nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione Ue, ne avrebbe prese in considerazione soltanto 211 ritenute “utili allo scopo”. Le restanti 6.644 sarebbero state respinte poiché considerate “irrilevanti”.

Non solo. Générations Futures attacca il gruppo di valutazione dimostrando che dei 211 studi accettati, solo 30 provengono dalle università (e quindi seguirebbero l’imparzialità tipica della ricerca accademica), mentre per la restante parte si tratterebbe di lavori di istituti di ricerca delle stesse industrie.

Dunque, l’ok al glifosato dato dal gruppo di valutazione lo scorso giugno perché “soddisfa i criteri di approvazione” europei aprendo così le porte ad una nuova autorizzazione prevista per la fine del 2022, sarebbe arrivato prendendo in considerazione una parte assai minoritaria degli studi di settore e in grandissima parte provenienti dalle stesse aziende che hanno interesse a che l’erbicida possa essere prodotto e venduto in Europa.

Brescia-Caffaro, trovate 80 nuove sostanze inquinanti

La denuncia della ong francese è chiara: se il gruppo di valutazione avesse preso in considerazione le ricerche scientifiche prodotte dal mondo accademico, il risultato sarebbe stato assai diverso.

Il mondo della ricerca universitaria, in effetti, sembrerebbe piuttosto unanime nel condannare il glifosato perché considerato altamente cancerogeno. Più di 40 associazioni di settore, infatti, avevano chiesto alla Commissione europea a porre fine al ricorso a studi industriali inaffidabili per garantire che i pesticidi dannosi per la salute umana o l’ambiente siano rimossi dal mercato Ue.

Il problema del glifosato è particolarmente sentito anche nel nostro Paese dove tracce dell’erbicida sono state trovate nei fiumi della Lombardia 8 volte il limite consentito e, come dimostrato in un test della rivista Il Salvagente, addirittura nei cereali da colazione e nella pasta

Stefano Vignaroli a TeleAmbiente: “Ecoreati, gli ultimi dati sono positivi”. Tutte le attività della Commissione ecomafie

Articolo precedenteMaserati, al via nuova era commerciale con il progetto OTO Retail
Articolo successivoMattarella “Nel Paese senso di responsabilità diffuso”