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Glifosato, parte il crowdfunding per studiarne i rischi

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Glifosato. Tutti noi abbiamo sentito parlare almeno una volta di glifosato, l’erbicida più famoso del mondo, al centro del dibattito politico-sanitario per la sua tossicità.

Una nuova ricerca internazionale potrebbe dire, finalmente, l’ultima parola sui prodotti a base di glifosato (GBHs), di cui Roundup è il più famoso.

Prodotto di punta di Bayer e Monsanto, sembra essere il maggior problema.

Si tratta di un erbicida sistemico micidiale per le erbe infestanti ma che, come tutti i prodotti sistemici, che entrano cioè nel circolo vitale della pianta, è una pessima notizia per animali e insetti impollinatori.

E sull’uomo che effetti ha?

È cancerogeno come ha sostenuto qualche sentenza o, se ben dosato, può essere tollerato senza problemi?

Il glifosato è l’erbicida più usato della storia: 8,6 miliardi di chilogrammi di erbicidi a base di glifosato (GBHs) sono stati utilizzati nel mondo a partire dal 1974.

Il suo uso è inoltre aumentato di 15 volte a partire dall’introduzione nel 1996 delle coltivazioni geneticamente modificate.

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Ma l’erbicida più usato in agricoltura si spruzza anche nelle piazzole stradali o nei cortili delle scuole.

Alcuni studi preliminari sui ratti hanno dimostrato che l’esposizione a GBHs è associata a diversi effetti negativi come l’alterazione del patrimonio genetico durante il periodo dello sviluppo, in particolare prima della pubertà.

Uno degli ultimi studi è stato realizzato dall’Istituto Ramazzini di Bologna in collaborazione con una rete di partner scientifici italiani e stranieri.

Il costo del recente studio pilota (300 mila euro) è stato coperto dal Ramazzini raccogliendo donazioni dai soci della sua Cooperativa Sociale, Onlus che garantisce

l’indipendenza dell’Istituto.

Ma in questi mesi sta per partire lo studio che potrebbe dire l’ultima parola sull’incertezza che circonda il glifosato e i GBHs e che – dicono all’Istituto – «ha determinato incertezza politica, come dimostrato dal rinnovo limitato a 5 anni della licenza che è stato concesso nel novembre 2017 dall’Ue». Ci vogliono però 5 milioni di euro.

L’Istituto Ramazzini, con il sostegno di altri istituti e università europee e americane, ha lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare il più grande studio integrato a lungo termine sugli effetti dei GBHs.

Servirà a confermare le prime evidenze emerse nello studio pilota e a fornire risposte definitive sui possibili effetti cronici causati sulla salute dei GBHs, inclusi gli effetti cancerogeni.

L’Istituto, situato in un castello rinascimentale proprietà comunale a pochi chilometri da Bologna, ha oltre 40 anni di attività e ha studiato oltre 200 composti per dare base scientifica alle regole e ai limiti nel loro uso.

Sono nomi noti: cloruro di vinile, benzene, formaldeide, tricloroetilene e il pesticida Mancozeb.

Ci vorrà tempo per mettere la parola fine alle domande sul glifosato ma vale la pena di aspettare. Magari tenendo il prodotto in stand by.

Ma Bayer-Monsanto continua a difendere Roundup a spada tratta: “Il glifosato – scrive il sito della Monsanto che rimanda a quello di Bayer – è uno degli erbicidi più studiati al mondo ed è soggetto a rigorosi test e supervisione da parte delle autorità di regolamentazione. Esiste un ampio corpus di ricerche sugli erbicidi a base di glifosato, tra cui oltre 800 studi scientifici e recensioni che confermano che il glifosato e i nostri prodotti a base di glifosato possono essere usati in sicurezza… l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), la US Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti e altre autorità di regolamentazione di tutto il mondo hanno rivisto in modo completo e sistematico gli erbicidi a base di glifosato per oltre 40 anni e le loro conclusioni sostengono costantemente la loro sicurezza se usati secondo le istruzioni”.

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E il cancro?

“L’EPA statunitense, l’EFSA e altre autorità di regolamentazione in Canada, Giappone, Australia, Corea e altrove hanno costantemente ribadito che i prodotti a base di glifosato possono essere utilizzati in sicurezza e che il glifosato non è cancerogeno…” e così “il panel congiunto FAO / OMS sui residui di pesticidi (JMPR)… Health Canada ha inoltre sostenuto che nessuna autorità di regolamentazione dei pesticidi al mondo considera il glifosato un rischio di cancro per l’uomo ai livelli ai quali sono attualmente esposti gli esseri umani”. Bayer si dimentica però di citare lo Iarc (l’Agency for Research on Cancer dell’Oms, la più autorevole), che ha definito il glifosato nel 2015 “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”.

Roundup arriva in Italia nel 1977, ma nel 2016 un decreto del ministero della Salute lo vieta prima del raccolto e nelle aree “frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bimbi, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie”.

La Regione Toscana intende vietarlo da fine 2021. Comprarlo comunque è facile e senza controlli. Basta andare su Amazon. La spedizione è gratuita. Anche in Toscana.

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