Giulio Regeni. Venerdì 25 gennaio 2019, alle 19.41, in oltre 100 piazze italiane mille luci saranno pronte ad accendersi per ricordare la sparizione di Regeni.

Tre anni di indagini sulla morte di Giulio Regeni, cosa sappiamo? “Giulio Regeni è stato ucciso per le sue ricerche, ed è certo il ruolo dei Servizi”, scrive il procuratore Giuseppe Pignatone in una lettera al Corriere della Sera e a Repubblica, dove parla di nuovi elementi dell’inchiesta.

Giulio Regeni, dottorando italiano dell’università di Cambridge, è stato rapito il 25 gennaio 2016.

Qualche giorno dopo, il 3 febbraio, il suo corpo senza vita (dopo essere stato torturato) è stato abbandonato vicino ad una prigione dei servizi segreti egiziani a Il Cairo.

Ma a due anni dalla sua morte, i colpevoli non sono ancora stati individuati.

Il movente dell’omicidio – si legge nella lettera di Pignatone – è “pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo, e l’azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio, sono punti fermi”.

Un risultato che due anni fa non era per nulla scontato poter raggiungere”, scrive Pignatone, che assicura: “non intendiamo fermarci. Anche se restiamo ben consapevoli della estrema difficoltà di questa indagine”.

“È importante – ha spiegato ancora il procuratore – la ricostruzione dei motivi che lo hanno spinto ad andare al Cairo e l’individuazione delle persone con cui ha avuto contatti sia nel mondo accademico, sia negli ambienti sindacali egiziani”.
Per questo – spiega – “le evidenti contraddizioni tra le dichiarazioni acquisite nell’ambito
universitario e quanto emerso dalla corrispondenza intrattenuta da Giulio (recuperata in Italia dal suo computer) hanno imposto di effettuare accertamenti anche nel Regno Unito, resi possibili dalla efficace collaborazione delle autorità d’Oltremanica. I risultati di tali attività – anche di perquisizione e sequestro di materiale – a un primo esame sembrano utili e sono allo studio dei nostri investigatori”.

Il 9 gennaio scorso, dopo mesi di tentativi, gli inquirenti italiani sono riusciti ad ascoltare Maha Abdel Rahman, professoressa di Cambridge che ha commissionato a Regeni la ricerca in Egitto.

Un interrogatorio durato poco più di un’ora.

Il giorno dopo, il 10 gennaio sono stati perquisiti l’alloggio e l’ufficio della professoressa, acquisendo pc, hard disk esterni e cellulare.

In un comunicato la Procura di Roma ha ribadito che la professoressa Abdel Rahman rimane persona informata sui fatti (quindi non indagata) e che le risposte date sono apparse insufficienti.

Secondo quanto scritto dal New York Times, ad agosto del 2016, l’intelligence Usa avrebbe dato all’Italia prove certe della colpevolezza delle autorità de Il Cairo.

Prove che l’ex premier Renzi ha negato fossero esplosive, così il ministero degli Esteri, dopo il rientro a Roma del rappresentante dell’Italia Maurizio Massari a causa della scarsa collaborazione delle autorità locali,  ha deciso di riprendere la via diplomatica e di inviare al Il Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini.

“A due anni dall’orrendo assassinio di Giulio Regeni l’Italia non dimentica. L’impegno per la ricerca
della verità continua” – scrive su twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

E a due anni esatti dalla scomparsa al Cairo del ricercatore friulano, alle 19.41 – l’ora dell’ultimo messaggio inviato da Giulio – oltre 100 piazze da Nord a Sud rispondono all’appello della famiglia e di Amnesty International e, con fiaccole gialle, chiederanno verità e giustizia per il giovane.

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