Giornata mondiale delle api, allarme Coldiretti: “Azzerata la produzione di miele”

La “Giornata mondiale delle Api” è stata proclamata nel 2018 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, su iniziativa della Repubblica Slovena e con il sostegno e il voto favorevole dell’Italia. Si tratta di un’occasione per promuovere iniziative per far conoscere di più la vita delle api e il loro ruolo nel preservare la biodiversità. Ma Coldiretti lancia l’allarme: “La produzione di miele a causa dell’andamento climatico quest’anno da Nord a Sud del Paese è praticamente azzerata”.

Nelle campagne italiane  ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni. Ma nella giornata mondiale delle api che si festeggia il 20 maggio, dopo essere stata istituita dall’Onu nel 2018, per riconoscere il ruolo insostituibile svolto da questo insetto, la Coldiretti lancia l’allarme: “La pazza primavera ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre – spiega la Coldiretti – se lo mangiano per sopravvivere”.

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Quest’anno d a Nord a Sud del Paese la produzione di miele a causa dell’andamento climatico siccitoso del mese di marzo, seguito da un mese di aprile e maggio caratterizzati da vento, pioggia e sbalzi termici, è praticamente azzerata.  Lo scorso anno la produzione nazionale finale  è stata di 22.000 tonnellate grazie soprattutto al centro e al nord italia mentre al sud l’andamento climatico ha pregiudicato i raccolti per tutto l’anno a partire dal miele di agrumi le cui rese sono state molto scarse, soprattutto in Sicilia.

La sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali. Non si tratta solo della produzione del miele poiché prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza – spiega la coldiretti – dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento.

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Api, pesticidi e cambiamento climatico minacciano la specie

In italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori, tra i più diffusi, da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane  ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 Apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni.

Api in pericolo, a minacciarle non sono solo i pesticidi ma anche i cambiamenti climatici

Responsabili della morte delle api sono anche pesticidi come i neonicotinoidi, già dichiarati pericolosi dall’EFSA e in parte banditi nel nostro Paese. L’ecosistema delle api va tutelato perché molto delicato e fragile. Greenpeace lancia la petizione “Salviamo le api dai pesticidi” con obiettivo di fare pressione su Governo italiano e Commissione Europea per agire subito: se le api muoiono, a farne le spese sono l’ambiente, il nostro cibo e l’agricoltura.

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