In occasione della giornata del Pinguino che si celebra il 20 gennaio, Greenpeace ha inviato in Antartide un gruppo di ricercatori per studiare una colonia di pinguini mai analizzata. 

Il pinguino è tra gli animali più amati del pianeta ma anche tra quelli che maggiormente stanno soffrendo, e ancor di più soffriranno in futuro, gli effetti della crisi climatica e del riscaldamento globale.

Alla vigilia della Giornata del Pinguino (ufficialmente il “Penguin Awareness Day”, il giorno della consapevolezza del pinguino), con lo scopo di studiare il comportamento e le nuove abitudini di questi animali, la nave Arctic Sunrise di Greenpeace è arrivata nella Penisola Antartica.

L’obiettivo degli scienziati della Stony Brook University che si trovano a bordo insieme al personale di Greenpeace è quello di condurre una ricerca scientifica su varie colonie di pinguini, molte delle quali mai studiate fino ad ora. 

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“I pinguini sono tra gli animali più iconici del nostro pianeta – ha spiegato Louisa Casson di Greenpeace che in questo momento si trova a bordo dell’Arctic Sunrise – ma sono anche tra le specie più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale e al declino degli ecosistemi marini. Siamo tornati in Antartide per studiare le conseguenze dell’emergenza climatica e della pesca industriale sulle popolazioni di pinguini nella Penisola Antartica e nel Mare di Weddell”.

Non è, infatti, la prima spedizione di Greenpeace in Antartico per studiare questi animali. In un precedente viaggio gli scienziati affiliati alla Ong ambientalista avevano riscontrato una drastica riduzione nelle colonie dei pinguini pigoscelide antartici sulla Elephant Island.

In alcune colonie la popolazione di pinguini era diminuita del 77 per cento rispetto all’ultima volta che erano state esaminate, circa 50 anni prima.

“Gli oceani hanno bisogno di protezione – ha continuato Casson – ma i governi non agiscono abbastanza in fretta. Sono già passati dieci anni dalla promessa di istituire una vasta rete di santuari oceanici antartici, ma la Commissione per l’Oceano Antartico continua a rimandare l’accordo finale”. 

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