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GIORNATA OCEANI, APPELLO ONU: “SE NON CAMBIAMO ROTTA, PRESTO IN MARE PIU’ PLASTICA CHE PESCI”

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Giornata Oceani, appello Onu: “se non cambiamo rotta, resto in mare più plastica che pesci”. Una volta, c’erano le spiagge…oggi troviamo tappi, mozziconi di sigaretta, cotton fioc, buste, teli e fogli di plastica.

E sono solo una piccola parte dei rifiuti che galleggiano in superficie o troviamo sui fondali dei nostri mari e oceani.

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, a soli tre giorni da quella dell’Ambiente, si ripete l’allarme inquinamento.

L’invito all’azione, arriva dalle Nazioni Unite: “Se non cambiamo rotta, presto in mare potrebbe esserci più plastica che pesci. Dobbiamo lavorare individualmente e collettivamente per evitare questa tragedia” – sottolinea il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.
Sono infatti 8 milioni, le tonnellate di rifiuti plastici che ogni anno entrano nei nostri oceani e uccidono 100 mila animali marini.

“La plastica soffoca corsi d’acqua, danneggia le comunità che dipendono dalla pesca e dal turismo, uccide tartarughe e uccelli, balene e delfini, si fa strada nelle zone più remote della Terra e lungo tutta la catena alimentare” – avverte Guterres, che poi lancia l’appello ad evitare la plastica monouso e dare una mano a ripulire.

Ma a destare più preoccupazione è l’allarme lanciato da Legambiente insieme all’università di Siena.

Secondo il loro studio, la plastica galleggiante in mare fa da ricettacolo di sostanze tossiche contaminanti  (come il mercurio), che rischiano di entrare nella catena alimentare.

Su tutti i campioni analizzati sono presenti inquinanti come mercurio, policlorobifenili (PCB), DDT.

Della ricerca ha fatto parte una sola tipologia di plastiche galleggianti le “sheetlike user plastic” (buste, fogli e teli), che rappresentano la porzione più abbondante del marine litter.

Una combinazione allarmante.

I risultati dello studio evidenziano chiaramente che il rischio connesso ai rifiuti plastici non deriva solo dalla loro presenza, ma soprattutto dal fatto che fanno da catalizzatori di sostanze tossiche che attraverso l’ecosistema marino, rischiano di entrare nella catena alimentare.

Da qui l’appello del presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, al neo Ministro della Salute a firmare la circolare per diffondere nei supermercati l’uso delle retine riutilizzabili per l’ortofrutta (al  momento non ammesse) per sostituire i sacchetti biocompostabili.

Un’alternativa per sfuggire al dominio del monouso.

Misure, che si andrebbero ad aggiungere a quelle già approvate in Italia come il bando sui cotton fioc non compostabili, il divieto dell’uso delle microplastiche e il bando sui sacchetti di plastica.

A dichiarare “guerra” alla plastica è stata anche la Commissione europea che lo scorso 28 maggio, ha presentato una proposta di direttiva per la lotta all’inquinamento da plastica monouso che però deve essere approvato entro un anno.

Per celebrare la Giornata mondiale degli Oceani, dal 9 giugno al 29 luglio al Parco Archeologico del Colosseo ai Fori Imperiali a Roma, sarà visibile l’installazione HELP THE OCEAN dell’artista Maria Cristina Finucci.

L’opera fa parte del ciclo, iniziato dall’artista nel 2013, con la fondazione di un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali “isole” di plastica presenti negli oceani.

Solo con una visione dall’alto però si potrà notare la peculiare costruzione che forma le quattro lettere della parola HELP: un insieme di gabbioni di rete metallica, messi a disposizione dal Gruppo Maccaferri, rivestiti da un ricamo di sei milioni di tappini di plastica colorati che vuole simulare un ritrovamento archeologico che potrebbe essere un giorno emblematico della nostra era, ribattezzata  quindi come l’“età della plastica”.

 

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