uccelli migratori

Il tema dell’edizione 2022 è l’inquinamento luminoso, uno delle maggiori minacce per gli uccelli migratori in tutto il mondo 

Il 14 marzo è la giornata mondiale degli uccelli migratori, una delle due giornate che ogni anno vengono dedicate agli uccelli migratori e ai loro viaggi.

I World Migratory Bird Day infatti sono due: uno in primavera per celebrare il viaggio di ritorno e uno in autunno per celebrare il viaggia di andata.

Il tema scelto per quest’anno è l’inquinamento luminoso che rappresenta una delle maggiori minacce per gli uccelli migratori in tutto il mondo.

Le luci artificiali notturne delle nostre città aumentano di circa 2,2% ogni anno in tutto il mondo. Inoltre, oggi quasi un quarto dell’intera superficie terrestre è perennemente illuminata di notte.

L’utilizzo sempre maggiore dell’illuminazione pubblica sta modificato interferendo con la vita e le abitudini di tantissimi uccelli migratori. Molte specie migratrici, infatti, viaggiano soprattutto di notte, quando non c’è il sole cocente, evitando così di incontrare pericolosi predatori e risparmiando un sacco di energie.

Uccelli migratori, il ruolo dell’Italia

Nel loro viaggio rituale per molti uccelli migratori l’Italia è un approdo importante. Come ricorda il WWF “il bacino del Mediterraneo e il deserto del Sahara sono le principali barriere ecologiche che gli uccelli che arrivano in Italia devono affrontare durante la migrazione. Per sopravvivere a questo enorme sforzo energetico e sostenere lunghe ore di volo, i migratori si sono adattati ad accumulare ingenti riserve energetiche. I dati del reporting di Ispra sulla Direttiva Uccelli (riferito al periodo 2013-2018), ci dicono che in Italia ci sono 306 diverse specie, suddivise in 336 popolazioni di cui 268 nidificanti; 56 svernanti e 12 migratrici”

“Per la tutela di tutte queste specie l’Italia gioca un ruolo fondamentale: è area di sosta e foraggiamento per numerosi uccelli sia durante la migrazione autunnale che quella primaverile e risulta connessa con tutti i Paesi europei, con oltre 30 Paesi africani e con 6 diversi Paesi asiatici. L’Italia rappresenta poi una zona di svernamento per molte specie che nidificano nel Nord Europa (ad es. molte specie legate agli ambienti acquatici come gli anatidi) e un’area di riproduzione per altre specie che passano la stagione invernale in Africa come rondine, rondone, cicogna bianca, ghiandaia marina, upupa e anche diverse specie di rapaci, come il nibbio bruno, l’assiolo o il falco pecchiaiolo”.

Articolo precedenteC’è vita sull’isola di rifiuti di plastica nell’Oceano. Ora ripulirla diventa un problema
Articolo successivoAgricoltura, nel Dl Aiuti misure contro il caro energia – Agrifood Magazine