Giornata dell’Acqua, Pecoraro Scanio: “Serve una convenzione mondiale”

Il punto del presidente della Fondazione UniVerde: “L’Europa e l’Italia possono e devono fare la loro parte con azioni incisive”.

La Giornata Mondiale dell’Acqua coincide con l’apertura della prima delle tre giornate dedicata alla Conferenza 2023 delle Nazioni Unite, a New York. L’Onu ha illustrato i dati, assolutamente drammatici, riguardo alle risorse idriche: ogni anno, globalmente, c’è sempre meno acqua, a fronte di un consumo che aumenta costantemente.

Pecoraro Scanio: “Serve una convenzione mondiale”

Alla Conferenza dell’Onu ha partecipato anche Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente e oggi presidente della Fondazione Univerde. “Vogliamo lanciare un piano mondiale di azione per assicurare a tutti gli abitanti del Pianeta acqua pulita e disponibile per tutti gli usi umani, compresa l’agricoltura e altre attività che senz’acqua non esisterebbero. Il cambiamento climatico è la grande variabile, l’emergenza acqua può diventare sempre più catastrofica” – ha spiegato Pecoraro Scanio – “Serve un’azione dell’Onu che porti a una convenzione mondiale sull’acqua, come accaduto a Rio. Senza azioni condivise a livello globale non abbiamo speranze di realizzare l’obiettivo numero 6 dell’Agenda 2030. L’Italia e l’Ue devono fare la loro parte e a questa conferenza si presentano senza proposte innovative e all’avanguardia“.

Pecoraro Scanio: “Serve coraggio per fare di più” 

L’Italia è affetta da desertificazione e siccità, ma ha la tecnologia e la cultura normativa per affrontare il tema dell’acqua come diritto di tutti e anche, propongo, comunità dell’acqua come avviene per le comunità energetiche. Questo è l’unico modo per lavorare, insieme ai cittadini, e arrivare a una gestione efficiente e condivisa” – ha aggiunto Alfonso Pecoraro Scanio – “A livello Onu, quest’assemblea dopo 50 anni è un segnale importante ma manca un documento finale e gli Stati hanno registrato solo impegni volontari. Il risultato è debole, con il rischio che la montagna partorisca un topolino. Di fronte a questa emergenza occorre più coraggio, con una cooperazione internazionale che coinvolga le realtà locali“.